Sicilia, Editoriali

Betancourt domani a Palermo

Incontro organizzato dal Centro Studi Pio La Torre alle ore 9,30 nell'aula magna della Facoltà di lettere dell'Università

L’antimafia sociale e politica di Palermo incontrerà Ingrid Betancourt, tenuta in ostaggio dalle Farc per ben sei anni e appena liberata, tornata al suo impegno a difesa dei deboli e dei diritti umani in Colombia e nel mondo.
Nell'incontro organizzato dal Centro Studi Pio La Torre per domani alle ore 9,30 nell'aula magna della Facoltà di lettere dell'Università di Palermo la signora Betancourt potrà ascoltare dal vivo le esperienze giudiziarie, politiche e sociali sull'attuazione della legge La Torre-Rognoni, clava efficace per colpire i mafiosi e confiscare i beni e i proventi delle loro attività illecite. Le Associazioni antimafia, quelle studentesche, le rappresentanze istituzionali e quelle politiche potranno sintetizzare i risultati positivi ed esprimere anche le loro preoccupazioni per i rischi di indebolimento della legislazione antimafia.
La nostra sfida è contrastare l'internazionalizzazione delle mafie con una internazionale dell'antimafia che metta in sinergia tutti i movimenti al fine di premere sui rispettivi governi nazionali perché diano seguito nei loro ordinamenti giuridici ai principi della Convenzione ONU di Palermo 2000. Infatti, essa prevede l'adeguamento delle legislazioni nazionali dei paesi sottoscrittori per cooperare, prevenire e combattere il crimine transnazionale per i reati, delle persone fisiche e giuridiche, di associazione in gruppo criminale con misure contro il riciclaggio, la corruzione e con la confisca e sequestro dei proventi di reato. Da questa sintetica descrizione si comprende come la Convenzione ONU abbia accolto in pieno i principi della legge la Torre-Rognoni. Sin'ora 123 paesi sui 192 aderenti all'ONU, tra questi tutti i paesi dell'UE, hanno ratificato la Convenzione. La ratifica non basta se essa non è seguita dall'adeguamento delle rispettive legislazione nazionali.
In Europa e nel mondo si registra un'estensione del modello mafioso siciliano caratterizzato dalla propensione a stringere rapporti con la politica e le istituzioni sino all'estremo caso di Stati-mafia dove la criminalità è diventata gerente della politica e della macchina statuale. La questione pesa anche sull'UE sia al suo interno sia per i suoi rapporti internazionali dove gli scambi commerciali e finanziari sono attraversati dal network criminale. Le mappe, attualmente note tramite le vicende giudiziarie, descrivono le diverse triangolazioni tra organizzazioni mafiose italiane con quelle nordamericane e sudamericane con la ripartizione internazionali di compiti di produttore o distributore sia si tratti di droga o schiavi del sesso o del lavoro o di rifiuti tossici o di altro comunque funzionale alla moderna società fondata sul consumismo progressivo. L'intero giro trova oggettiva copertura per il cinismo dei gruppi finanziari fedeli al "pecunia non olet". L'Italia dispone di una rilevante esperienza ormai storica sul piano giurisdizionale, grazie alla lunga evoluzione giuridica e legislativa, spinta sempre in avanti dalle tragedie che ha vissuto. Oggi questo patrimonio è ad un bivio perché se passano le proposte di limitazione della libertà di informazione sugli atti giudiziari e delle intercettazioni, avanzate dal Governo, o una visione centralistica dell'Agenzia nazionale dei beni confiscati, che esclude dalla programmazione degli interventi gli enti locali e le Regioni, l'azione di contrasto alle mafie subirebbe un danno non facilmente valutabile. Per l'Agenzia bisogna provvedere a dotarla di sufficienti risorse umane e finanziarie e di ordinamenti territoriali che rendano impossibile la vendita di qualche bene confiscato o il non uso sociale. Gli enti locali, i loro consorzi, la Regione, le associazioni del volontariato sociale che da anni si cimentano sui progetti di riuso sociale dei beni confiscati sono mobilitati a far la loro parte come la stessa Betancourt domani avrà modo di verificare nel pomeriggio presso la casa confiscata a Riina a Corleone oggi intitolata a Caponnetto.
* presidente del Centro Studi Pio La Torre

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