Nessuno distrugga la lirica italiana

Nessuno vuole distruggere la lirica italiana, che è noto fa parte integrante del nostro patrimonio culturale. Lo ribadiamo con convinzione perchè gli scioperi che vengono attuati in questi giorni in tutti i teatri lirici (dalla Scala, al Comunale di Bologna, al San Carlo di Napoli, all'Opera di Roma, al Massimo di Palermo, ecc.) sono stati promossi all'insegna (demagogica) di «Salviamo la cultura» e «Salviamo la lirica». Le cose non stanno affatto come vengono dipinte dai sindacati del settore,da tanti orchestrali, cantanti e registi. Com'è noto ,la contestazione (col blocco anche delle recite,con scarsissimo rispetto per gli spettatori) è esplosa con il decreto legge Bondi (controfirmato, dopo una richiesta di chiarimenti, dal presidente Napolitano). Si tratta, infatti, del primo provvedimento che tenta di razionalizzare la spesa (fin'ora senza controlli) nei teatri lirici.  Il finanziamento delle 14 fondazioni (volute da Walter Veltroni,quando era ministro della Cultura) assorbono quasi il 50 per cento del fondo unico dello spettacolo (Fus). Ma ciò nonostante continuano a rappresentare un continuo salasso di denaro pubblico: dal 2004 al 2008 la perdita ha superato i 100 milioni di euro. Nel solo 2008 i risultati sono stati devastanti: oltre 32 milioni e 500 mila euro. Solo l'Opera di Roma ha perso oltre 11 milioni di euro (lo Stato ha elargito 50 milioni di euro,di cui 43 spesi solo per il personale). Il decreto Bondi stabilisce, per la prima volta,una serie di regole per impedire una spesa senza freno e cercare di favorire il contributo dei privati ai costi degli spettacoli.  È giusto ricordare che,sempre nel 2008 le fondazioni lirico-sinfoniche hanno beneficiato di finanziamenti pubblici per 249.696,02 euro; quelli del 2009 sono di poco inferiori (240.328.148,98). Eppure i sindacati non si preoccupano - in tempi di crisi, di fabbriche che chiudono ogni giorno e di impennata nella cassa integrazione - di contenere i costi e le assunzioni. Negli ultimi dieci anni, in alcune fondazioni, i costi del personale hanno registrato un incremento del 45%. E che cosa dire dei costi degli artisti e degli orchestrali? E di quelli delle scenografie e dei costumi, utilizzati al massimo per due-tre spettacoli? L'elenco degli sprechi, delle spese inutili e dei privilegi è talmente lungo che non basterebbe la pagina intera di questo giornale. In realtà basterebbe adottare alcuni modelli di sovvenzioni pubbliche dei paesi più avanzati d'Europa. Ma i sindacati non si preoccupano di fare proposte per contenere la spesa degli spettacoli; sono convinti che l'arma dello sciopero sia sufficiente a conservare privilegi a spese dei contribuenti. Ma questi comportamenti ,ormai dovrebbe essere chiaro a tutti,non sono mai stati la ricetta vincente,anzi si può tradurre in un boomerang.

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