L'Europa e quel salvagente lanciato alla Grecia

Nella notte l'Unione Europea cerca un accordo per salvare la Grecia e l'euro. Una decisione che abbiamo definito storica. Purtroppo i venti del destino sembrano ostili. Angela Merkel è stata sconfitta nelle elezioni nel Nordreno-Westfalia, la più ricca regione della Germania e, quindi, d'Europa. Era il risultato che temeva. Purtroppo si è realizzato e ora deve fare autocritica: ha perso quattro mesi prima di dare il via libera al piano di salvataggio e, spinta dalle urgenze della crisi, è stata costretta a farlo con le urne ancora aperte. Poi c'è la Gran Bretagna che, in piena transizione politica, ha fatto sapere che non parteciperà a nessuna iniziativa europea a favore dell'euro. Non fa parte del club della moneta unica e quindi ha detto che non sono problemi suoi. Infine, quasi a rispecchiare il clima da tragedia greca che ha innescato la crisi, c'è stato pure il malore del ministro delle finanze tedesco Schauble ricoverato d'urgenza in ospedale. Sembra proprio che l'antica maledizione della "hubris" celebrata da Eschilo, Sofocle ed Euripide si stia abbattendo sul vertice di Bruxelles: quando gli uomini, accecati dalla superbia, corrono verso la loro rovina anche gli dei concorrono. La superbia degli uomini, in questo caso, è stata quella di aver voluto creare una moneta unica, senza avere alle spalle una Banca centrale che se ne prendesse cura e un'autorità politica che la governasse. In queste ore, in tutta fretta, i ministri economici dell'Unione europea stanno cercando di cancellare il peccato originale. Ovviamente non si possono risolvere in poche ore contraddizioni antiche. I sedici Paesi che adottano l'euro sono decisi a varare il piano di salvataggio della Grecia e quindi dell'euro. Gli altri undici, con la Gran Bretagna in testa, che frenano: perché devono accollarsi i costi di un'operazione che non li riguarda? Non hanno nessuna intenzione di morire per Atene ed è anche difficile dare loro torto. Sul tavolo c'è il progetto di costituzione di un Fondo da 70 miliardi con i quali fronteggiare l'emergenza. Questa cifra potrebbe mobilitare sui mercati prestiti per almeno 600 miliardi. Un tesoro ampiamente sufficiente per mettere argine alla speculazione contro la Grecia. Inoltre la Bce verrebbe messa in condizione di emettere eurobond con i quali sostituire i bot di Atene di cui il mercato non si fida più. Si troverà l'accordo su questo piano? Certamente sì visto che Germania, Francia e Italia, i tre azionisti di riferimento dell'Unione Europea, sono d'accordo. Tanto più che il Fondo Monetario Internazionale ha dato l'unica notizia veramente positiva della giornata. Da Washington, grazie anche all'intervento del Presidente Obama, sono in arrivo trenta miliardi per Atene. Sarebbe bizzarro che l'Europa si ritirasse, dopo che gli Stati Uniti hanno dato il via libera all'intervento di emergenza. Che dire? Fra un mese ci saranno le celebrazioni per l'anniversario dello sbarco in Normandia. Sono passati sessantasette anni ma la situazione non sembra cambiata moltissimo. Una volta le missioni di pace in Europa venivano pagate con il sangue di migliaia di marine. Adesso con miliardi di dollari. Il risultato però è lo stesso: mettere fine alle divisioni interne al Vecchio Continente. Chissà quale sarà questa mattina il giudizio dei mercati. Speriamo bene. Mai come in questo caso l'ottimismo della volontà si scontra con il pessimismo della ragione.

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