Italia-Brasile 1982, lo storico match secondo Davide Enia

Presentata l'opera dell'attore palermitano che racconta come gli azzurri sono arrivati alla storica finale. Dal primo gol di Paolo Rossi all'ultima parata di Dino Zoff

PALERMO. Ieri sera, presso l’Atelier del Nuovo Montevergini, è stato presentato il libro “Italia Brasile 3 a 2”.  L’opera di Davide Enia, che prende il nome da un fortunato spettacolo teatrale che ha girato in tournée l’Italia, ripercorre minuto per minuto le fasi del match che portò la Nazionale in finale, dal primo gol di Paolo Rossi all’ultima parata di Dino Zoff. Il libro non è soltanto la rievocazione dell’evento sportivo, ma anche di una famiglia palermitana stretta intorno alla prima TV a colori, con commenti e imprecazioni, scaramanzie e scongiuri vari.
Oltre all’autore, erano presenti sul palco il giornalista e scrittore Roberto Alajmo, ma soprattutto l’allenatore del Palermo Delio Rossi. Proprio quest’ultimo ha dichiarato: «Il calcio, in particolare in Italia e nei paesi latini, ha anche una funzione sociale. Nel basket o nel football tu devi essere alto o massiccio e se non lo sei, non puoi far nulla. Nel calcio tu puoi diventare qualcuno sia se hai un fisico alla Ibrahimovic, ma anche se hai un fisico alla Paolo Rossi». Enia ha poi spiegato perché proprio Italia – Brasile del 1982: «Quella è stata la prima vera partita che ho seguito. Anni dopo l’ho rivista e ne sono rimasto affascinato, così ho cominciato a vederla e rivederla di volta in volta con persone diverse, così a ognuno di loro venivano fuori commenti diversi. Cabrini era “U cchiù sapurito”, Zoff “U patri ‘i famigghia” e così via.
Poi Delio Rossi ha parlato del momento attuale e della partita decisiva di domenica contro la Sampdoria: “Anche quando allenavo i bambini, tutte le partite erano importanti. La finale di Coppa Italia che ho vinto l’anno scorso con la Lazio era importante, così come anche quella di domenica scorsa a Siena era importante. Sinceramente mi auguro di averne tantissime altre nel futuro”. A chi gli chiedeva della “piazza” Palermo ha risposto: “Ho allenato in parecchie società meridionali, che si esaltavano nei momenti felici e si deprimevano al primo momento poco buono. Questa è una piazza anomala, in altre città si vogliono prendere al volo le buone occasioni perché sembrano uniche. A Palermo c’è la maturità di capire che quello che accade non è casuale, ma c’è una programmazione soprattutto per il futuro. Poi mi sento anche una responsabilità in più, infatti, se la squadra riesce a fare bella figura, è anche il resto della città a trarne beneficio”.
Lo spettacolo, dal quale è stato tratto il libro, andrà di scena proprio dal Nuovo Montevergini il 19 e 20 maggio. Davide Enia chiude l’incontro con una battuta: “Ricordo quando il Palermo giocava con la Battipagliese o con la Juve Stabia, tutti scoprimmo città nuove. Un Palermo in Europa accrescerebbe anche le nostre conoscenze geografiche”.

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