Truffa ai call center, in Abruzzo donazioni in cambio di autorizzazioni

Uno degli indagati lavorava ad un progetto per ottenere fondi dai contributi che lo Stato avrebbe speso per la ricostruzione dopo il terremoto

CATANIA. Realizzare una joint venture in Abruzzo con la Regione dopo il terremoto, per ottenere fondi per costruire un centro di ricerca per produrre carburante ecologico, con una formula già sperimenta negli Usa ma rivelatasi assolutamente inefficace, per avere contributi che lo Stato avrebbe speso nella ricostruzione. E' uno dei progetti a cui lavora uno degli indagati dell'operazione Call center connection che è intercettato, nell'aprile del 2009, dalla guardia di finanza. Nella telefonata ascoltata dagli investigatori, un uomo rimasto sconosciuto dice che presto avrà "una certificazione americana" che gli permetterà di fare "il primo carburante al mondo bio-degrabile". E che per questo "bisogna fare uno stabilimento che produce la sostanza" e fare aggiungere da un esperto "degli ingredienti che non servono a un cazzo, in modo che nessuno ci capisca nulla". L'uomo spiega all'imprenditore indagato perché la scelta dell'Abruzzo: "per la visibilità con il mondo intero", perché "donando" parte del ricavato sarà più facile "avere le autorizzazioni nell'iter burocratico" ma soprattutto perché "ci vorranno 20 anni per accertare che alla fine è un prodotto di merda...".

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