L'uscita di scena di Scajola: un altro colpo per Berlusconi

Claudio Scajola esce dalla comune e ottiene l’onore delle armi da Silvio Berlusconi che di lui dice: «Ha il senso dello Stato ed è un buon ministro». Non si vogliono mettere in dubbio le doti di governante di Scajola, ma le capacità non sempre coincidono con la fortuna: è la seconda volta che l’esponente del Pdl è costretto a lasciare il governo, la prima fu nel 2002 per un’infelice battuta sul professor Marco Biagi assassinato dalle Brigate rosse. Adesso, a provocare l’uscita è una bella casa con vista sul Colosseo comprata nel 2004 per seicentomila euro, così recita l’atto notarile. Cifra un po’ miserella dicono tutti quelli che seguono il mercato immobiliare nelle grandi città e la Guardia di finanza, che a questa vicenda ha dedicato un’”informativa” nell’ambito dell’inchiesta sui presunti illeciti per gli appalti del G8. C’è anche chi accusa il ministro dimissionario di avere accettato un regalo di 900 mila euro da un imprenditore, proprio per pagare completamente l’appartamento romano. Indiscrezioni, veleni che hanno reso difficili e amare le ultime giornate ministeriali di Claudio Scajola, il quale ha sempre respinto con sdegno ogni accusa, dicendosi certo di poter chiarire ogni cosa. E il procuratore generale di Perugia ha precisato che l’esponente politico non è indagato. La vicenda, ad ogni modo, deve essere chiarita; la speranza di chi ha a cuore l’immagine e il prestigio delle istituzioni è che l’uomo sotto tiro possa dare una spiegazione limpida. L’opposizione negli ultimi giorni, ritrovando su questo caso un’unita di cui non aveva mai dato prova, ha incalzato il ministro, che ha ceduto. Per difendersi meglio, dice, ma c’è anche chi ritiene che la sua stessa parte politica gli abbia fornito soltanto una parvenza di difesa d’ufficio. E ora si apre il capitolo successione, operazione che non è mai semplice. Giovanni Giolitti usava dire: «Ogni volta che faccio un ministro creo un ingrato e cento scontenti». Non è certo il momento migliore nel centrodestra per realizzare la sostituzione di Scajola. Ufficialmente il “correntismo” è bandito – come da specifica decisione presa a stragrande maggioranza nell’ultimo vertice del Pdl – ma in realtà gli equilibri interni sono delicati, non proprio saldissimi. Il primo nome che circola per il dicastero delle attività produttive è quello di Paolo Romani, che fu fra i primi esponenti di Forza Italia, un berlusconiano di ferro. Ma ci sono pur sempre gli alleati. Nella retorica propagandistica della Lega Nord c’è un sovrano disprezzo per le poltrone, ma il recente successo alle ragionali ha scatenato nel Carroccio una sorta di bulimia compulsiva per gli incarichi di prestigio. Pare che gli uomini di Bossi abbiano già rivendicato la successione a Scajola. Non un giorno senza spine, per il Cavaliere. C’è Gianfranco Fini con i suoi circoli, ci sono le pretese della Lega, che si rivela alleato di costosissimo ferro, in un contesto interno ed internazionale dominato dal timore che il male greco possa contagiare altri, alimentando inflazione e stagnazione. Il centrodestra non può permettersi il tormentone di un dopo-Scajola troppo travagliato. Deve chiarezza e determinazione agli elettori che gli hanno confermato fiducia e speranze nelle ultime elezioni.  Pierluigi Bersani ha affermato proprio ieri che il caso Scajola costituisce ”uno scossone” per il governo. Non è detto, dipende dalla rapidità, dall’intelligenza e dalla determinazione del presidente del Consiglio, che tante volte ha stupito i suoi detrattori.

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