Napoli, nel memoriale di Facchetti la "verità" su calciopoli

Gli appunti dell'ex campione e dirigente della società nerazzurra, scomparso nel 2006, sono documenti che i pm valutano di primaria importanza per dimostrare l'esistenza di un sistema illegale

NAPOLI. Parlava di un calcio malato, da rifondare, dell'esistenza di una organizzazione che controllava arbitri e designatori, di una egemonia Juve-Milan da contrastare, di un'Inter che doveva assumere il ruolo di capofila nell'ambito di un progetto di rifondazione ("un treno per trainare le altre squadre al fine di ridimensionare lo strapotere di Juve e Milan"). Negli appunti che Giacinto Facchetti scriveva prima dell'esplosione dello scandalo di Calciopoli si leggono sia gli aspetti salienti del sistema di illeciti che saranno poi scoperti dalla magistratura, sia il tentativo di mettere a punto un progetto per un rinnovamento radicale del calcio italiano. Il memoriale dell'ex campione e dirigente della società nerazzurra, scomparso nel 2006, è un documento che i pm di Napoli Giuseppe Narducci e Stefano Capuano, valutano di primaria importanza per dimostrare l'esistenza di un sistema illegale che, tra l'altro, avrebbe condizionato per anni l'andamento dei campionati. Il documento, databile negli anni 2003/4 prima dell'avvio delle indagini, è stato consegnato lunedì scorso ai magistrati dal figlio del dirigente interista, Gianfelice Facchetti il quale ha anche reso dichiarazioni ai pm per chiarire alcuni elementi emersi dagli scritti autografi. Facchetti cominciò ad annotare una serie di informazioni - ha spiegato Gianfelice agli inquirenti - dopo che l'arbitro Danilo Nucini gli riferì diversi episodi precisando che aveva deciso di uscire dall "organizzazione" che sarebbe stata diretta dal dirigente juventino Luciano Moggi. Il memoriale sarà consegnato nei prossimi giorni agli avvocati del collegio di difesa parte dei quali hanno comunque già visionati i nuovi atti depositati presso la segreteria dei pm. Oggi si sono appresi altri brani significativi del documento. "Basta con l'egemonia Juve-Milan, basta con i soprusi - scrive Facchetti - basta con la beatificazione di personaggi che nulla hanno a che fare con la chiesa (Moggi, Giraudo, Galliani, Carraro)". "Il calcio italiano - spiega l'ex campione nerazzurro in un altro passaggio del memoriale - è certamente malato, ma l'Inter non deve permettere che la terapia venga da due o tre manager che operano solo per i loro interessi". Per Facchetti "il calcio italiano ha bisogno di un treno con l'Inter che faccia la locomotiva  per trainare le altre squadre al fine di ridimensionare lo strapotere che Juve e Milan stanno esercitando senza trovare alcun ostacolo". Ma per fare tutto questo "é necessario essere organizzati e tutti, società e dirigenti, devono fare la loro parte". "Mio padre - ha spiegato Gianfelice Facchetti agli inquirenti - riteneva che l'Inter, che lui identificava con la sua vita, dovesse diventare la società di riferimento per battere un sistema di potere e affermare i valori del calcio pulito".

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