Il business del cemento raccontato dai pentiti

Secondo i giudici “i dichiaranti hanno delineato un sistema di selezione dei padroncini che avrebbero lavorato con la Calcestruzzi in base alla disponibilità di prestarsi a sovrafatturazioni che finanziavano la criminalità organizzata”

CALTANISSETTA. Ci sono anche intercettazioni e le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia agli atti dell'inchiesta "Doppio colpo" sul cemento impoverito, condotta dalla Dda di Caltanissetta, sfociata nell'ordinanza di custodia cautelare del Gip Giovanbattista Tona a carico di 14 persone.
Tra i pentiti figura Carmelo Barbieri, detto "u prufissuri", insegnante di educazione fisica di Resuttano, trasferitosi a Gela, e divenuto esponente di spicco di Cosa nostra, ritenuto vicino ai familiari del boss Giuseppe Madonia. Importante - secondo il gip - anche il contributo fornito dal collaboratore Pietro Riggio, anch'egli inserito nel clan Madonia, e degli altri due dichiaranti Librizzi e  Ferrauto.
"I dichiaranti - scrive Tona - riferiscono di modalità di conclusione e di esecuzione del contratto che integrano il reato di illecita concorrenza con metodologia mafiosa, visto che a tutti i 'padroncini' - i titolari di piccole imprese – veniva proposto di lavorare a condizioni economiche da loro non scelte ma imposte dall'esigenza di controllare il mercato e assicurare impropri guadagni alla cosca mafiosa. I dichiaranti hanno delineato un sistema di selezione dei padroncini che avrebbero lavorato con la Calcestruzzi in base a criteri di affidabilità non già fondati sulle regole concorrenziali, non sulla base delle qualità imprenditoriali delle controparti, non sulla qualità dei servizi da loro offerti, ma in relazione alla loro disponibilità di prestarsi alle operazioni di sovrafatturazioni che finanziavano poi la criminalità organizzata".

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