Fiat, Marchionne e la sfida ai sindacati

Sergio Marchionne lancia la sfida al sindacato. Chiede efficienza. In cambio offre investimenti. Gli stabilimenti Fiat nel nostro Paese girano al 50-60 per cento mentre a Tichy, la fabbrica modello in Polonia, quest'anno si è prodotto al 120 per cento della capacità produttiva, senza fermarsi mai. D'ora in poi, se l'Italia vuol sopravvivere, bisogna cambiar registro: ci vuole il pieno utilizzo degli impianti, ma anche il contenimento del costo del lavoro e la massima flessibilità da parte di tutti, manager compresi. Se funzionerà il nuovo modello, promette Marchionne, le fabbriche italiane di Fiat sforneranno, nel 2014, un milione e quattrocentomila automobili contro le 600.000 del 2009. Due vetture su tre, per giunta, verranno esportate, ribaltando in senso positivo i conti della bilancia commerciale. C'è da crederci? Noi, risponde Marchionne, ci crediamo al punto da destinare 20 miliardi di investimenti programmati di qui al 2014 alle fabbriche italiane. Ma attenzione: se la produttività degli stabilimenti resterà ai livelli attuali, magari per gli stop a singhiozzo imposti per vertenze locali, non sarà difficile cambiar rotta verso la nuova fabbrica in Serbia o la solita Tichy. O concentrare gli sforzi verso gli impianti di oltre Oceano, in Messico o Brasile. In una economia globale anche il lavoro si sposta in base alle convenienze. Fabbrica Italia, insomma, è qualcosa più di un sogno. Ma può trasformarsi in un incubo. A deciderlo saranno i sindacati: solo per Pomigliano sono a disposizione 700 milioni. A patto però che il sindacato accetti un nuovo modello di sviluppo. Bonanni, segretario della Cisl, ha fatto la sua scelta. È stato accusato ieri di essere fin troppo disponibile alle aziende. Ha replicato: «Ho capito che se crepa l'azienda crepa anche il lavoro». La Fiom di Rinaldini, invece, ha mostrato le sue perplessità. Teme che le promesse di Marchionne siano solo un bluff per azzerare la presenza sindacale in azienda. Bizzarra dietrologia: un sindacato che si oppone alla crescita dell'occupazione, della ricchezza e dello sviluppo. Non si è mai visto. Anche perché Marchionne ha chiaramente annunciato l'esistenza di un piano B «assai meno piacevole». Al sindacato scegliere: il piano A come arricchimento. Oppure il piano B come bisogno.

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