Forbice: "La nostra campagna per la libertà di Cuba"

Il giornalista, conduttore del programma del gr Uno "Zapping", ha avviato una campagna, alla quale aderisce il Giornale di Sicilia, sui diritti umani nel paese centro americano che ha già raccolto più di diecimila firme

PALERMO. Sono già diecimila le adesioni alla campagna sui diritti umani a Cuba, portata avanti dal programma quotidiano del Gr Uno "Zapping", con l'adesione del Giornale di Sicilia e di altri quotidiani nazionali. La morte del dissidente Orlando Zapata Tamayo, dopo 85 giorni di sciopero della fame, e il nuovo digiuno per protesta del giornalista e psicologo, Guillermo Farinas, hanno spinto Aldo Forbice, conduttore della trasmissione serale di Radio Uno, ad iniziare un'altra mobilitazione.

Forbice, in Italia si parla dei prigionieri politici dell'Avana, ma forse con poca costanza. Può cambiare qualcosa con la campagna di "Zapping" ?
"Si rompe il muro del silenzio e la testimonianza più chiara sono le tantissime e-mail ricevute dalla nostra redazione sia da esuli dell'isola caraibica, sia da non cubani che hanno vissuto quella realtà. Stamattina poi abbiamo subito una contestazione all'iniziativa da parte dei fedeli al regime castrista, si vede che abbiamo già fatto rumore". 
Fino a che punto sono utili, invece, le battaglie come quelle intraprese da Zapata e da Farinas contro uno Stato che finora è rimasto sordo alle loro richieste?
"Il silenzio favorisce i regimi. Nonostante Zapata sia morto e Farinas sia sfinito dal digiuno, nonostante Raul Castro abbia detto che non gliene frega nulla, sono lotte importantissime per l'opinione pubblica e creano problemi a quegli intellettuali marxisti, ancora restii a rompere col potere".
Vede sbocchi nella vicenda?
"Ormai fra gli attivisti c'è solidarietà e anche fra i giovani non c'è più un plebiscito di adesioni al partito comunista. I Castro hanno i giorni contati. Fidel ha 83 anni, Raul poco meno, una volta finita la loro leadership penso possa calare il sipario anche sulla dittatura".
Ha già in mente un'altra sfida per i diritti umani da portare avanti attraverso la radio e i giornali?
"No, perché, avevamo appena finito quella sulla Cecenia e non pensavo di cominciare questa su Cuba, ma ci è stata imposta dalla realtà con le  250 mail arrivate alla redazione del programma nel giro di poche ore".
Fra le tante campagne di cui si è occupato, ce n'è una alla quale è più legato?
"Quella per salvare la vita alle nigeriane Safiya e Amina. Della condanna a morte fino ad allora se ne parlava solo portando alla ribalta casi americani. Con le due donne africane si diede nuovo smalto al tema e grazie alle cinque milioni di firme raccolte in vari Paesi, contribuimmo all'assoluzione delle due giovani. Questa nuova campagna per Cuba mi ricorda quella, per l'interesse internazionale che abbiamo riscontrato,  le adesioni arrivano da ogni parte del mondo".

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