Fincantieri, la figlia di una vittima: papà ora ha giustizia

Anna Maria Arcoleo: "Speriamo che questa sentenza serva per il futuro"

PALERMO. "Siamo contenti, non per il risarcimento del danno: dei soldi non ci importa nulla. Ma con la condanna al carcere degli ex dirigenti di Fincantieri mio padre ora ha avuto giustizia. Speriamo solo che serva per il futuro". Lo ha detto Anna Maria Arcoleo, figlia di Michele, uno degli operai della Fincantieri di Palermo morto di cancro per avere inalato le fibra di amianto con cui era quotidianamente a contatto per lavoro.
La donna si è costituita parte civile, insieme alla madre e a sette fratelli, attraverso l'avvocato Fabio Lanfranca, nel processo a tre ex dirigenti della Fincantieri condannati per le morti da amianto nell'azienda. "Mio padre - ha detto - ci diceva che lavoravano senza nessuna precauzione e che temeva che non ne sarebbe uscito vivo". Soddisfatto anche l'avvocato Lanfranca. "Questa sentenza - dice - riconosce che i dirigenti della Fincantieri non hanno tutelato gli operai utilizzando per anni un materiale a basso costo come l'amianto, pur sapendo, che era pericoloso per la salute, fin quando la legge glielo ha di fatto impedito".

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