"Respinse gli immigrati": capo polizia frontiere a giudizio

La procura di Siracusa ha disposto il processo per Rodolfo Ronconi e per il generale della guardia di finanza Vincenzo Carrarini per il respingimento di 75 extracomunitari. "Violate le norme nazionali sull'accoglienza"

SIRACUSA. Una nave della guardia di finanza è territorio italiano, ovunque si trovi, e su di essa valgono, dunque, le leggi del nostro Paese. Se un immigrato vi sale a bordo ha diritto, quindi, all'applicazione delle norme nazionali sull'accoglienza e non può essere 'respinto'.  E' la tesi della Procura della Repubblica di Siracusa che ha disposto il processo, davanti al giudice monocratico, per violenza privata in concorso del direttore di polizia per l'immigrazione, Rodolfo Ronconi, e del generale della guardia di finanza Vincenzo Carrarini per il 'respingimento' di 75 clandestini avvenuto nella notte tra il 30  e il 31 agosto del 2009.  Gli extracomunitari, intercettati su un gommone in acque internazionali al largo di Portopalo di Capo Passero, furono fatti salire sulla nave 'Denaro' e furono ricondotti in Libia e affidati alle autorità locali. Fu una delle nove operazioni di 'respingimento' compiute nel 2009 dall'Italia, che ha riportato in Libia 834 immigrati.  Secondo la Procura della Repubblica di Siracusa, che ha ottenuto dal Gip di Siracusa l'archiviazioni ai altri militari delle Fiamme gialle, i due imputati avrebbero tenuto una "condotta violenta" nel "ricondurre in territorio libico, contro la loro palese volontà i 75 stranieri, non identificati, alcuni sicuramente minorenni". Il reato, secondo il procuratore capo Ugo Rossi, è stato commesso dopo che gli immigrati sono stati "fatti salire a bordo della nave della guardia di finanza 'Denaro' che è territorio italiano". Invece, si osserva dalla Procura di Siracusa, il comportamento nei confronti di 75 extracomunitari sarebbe stato "in aperto contrasto con le norme di diritto interno e di diritto internazionale recepite nel nostro ordinamento". Tant'é che fu "impedito loro l'accesso effettivo alle procedure di tutela dei rifugiati e più in generale di avvalersi dei diritti loro riconosciuti in materia di immigrazione". La Procura sottolinea che "l'imputazione non concerne la cosiddetta 'politica dei respingimenti', e non attiene alla legittimità in sé degli accordi sottoscritti tra l'Italia e la Libia" ma "al mancato rispetto della normativa italiana".     Una tesi non condivisa dal capo della polizia, il prefetto Antonio Manganelli, che "esprime incondizionata fiducia nell'operato della magistratura", ma sottolinea come ci sia "l'assoluta convinzione" che l'azione degli uffici del Dipartimento della Pubblica Sicurezza si è svolta "nel pieno rispetto della normativa nazionale e delle convenzioni internazionali vigenti in materia".  Di "'sconcertante'' iniziativa della Procura della Repubblica di Siracusa, parla il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, annunciando che il Viminale "non recederà dalla piena applicazione dell'accordo fra Italia e Libia". "Se c'era bisogno di qualcosa che desse il senso della deviazione di certa magistratura ideologizzata dalla corretta applicazione del diritto - osserva il sottosegretario - questo è un esempio chiaro e lampante".  Il vice ministro alle Infrastrutture, Roberto Castelli, esprime "totale solidarietà" a Ronconi e Carrarini e li invita a "reagire contro quei magistrati che pretendono di imporre il loro punto di vista, ignorando la volontà del governo".  Di tutt'altro tenore il commento dell'Arci, che invita il governo "a fermare i respingimenti" sottolineando come l'inchiesta "dimostri come la politica dell'esecutivo in materia di immigrazione non solo non rispetta  le convenzioni internazionali ma neanche la legge italiana". Per Laura Boldrini, portavoce dell'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati, i respingimenti "anziché contrastare l'immigrazione irregolare, hanno messo a rischio la possibilità di fruire del diritto d'asilo in Italia: le domande sono passate dalle circa 31mila del 2008 alle circa 17mila del 2009". Anche l'Unione forense giudica quella della procura di Siracusa "una decisione importante in materia di respingimenti", perché il principio affermato "potrebbe valere in molti altri casi".

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