Il consiglio alla paralisi

Tre mesi e mezzo (anzi ormai quasi quattro) buttati via. Trascorsi a litigare, scappare dall’assalto dei precari o nascondersi per evitarne la rabbia, chiacchierare e dibattere sull’aria fritta, organizzare ripicche e inciuci. E a non produrre un solo atto davvero utile per la città. Cioè l’unica cosa che chi li ha votati - e anche chi non li ha votati - si aspetta da loro. Anzi pretende, giustamente. Solo che i 50 consiglieri comunali di Palermo sembrano farsi beffe dell’interesse pubblico di una città che al suo massimo organo elettivo chiede solo di essere amministrata e dal quale riceve invece ogni giorno segnali scoraggianti. Ventisei sedute convocate dall’inizio dell’anno, ma 6 non sono neanche iniziate e altre 4 si sono spente in corsa, ad aula progressivamente abbandonata. Il resto delle riunioni ha partorito il misero bottino di un paio di delibere di urbanistica di ridotta rilevanza. E basta. Complimenti! Che fine hanno fatto i proclami di un inizio 2010 all’insegna di una fattiva operosità, lanciati indifferentemente da maggioranza e opposizione? Peraltro ormai non si capisce più chi rappresenta l’una e chi l’altra. Che fine ha fatto quel bilancio che tutti avevano giurato di voler votare a tempo di record e che invece arranca senza prospettive? La città è ferma. I servizi sono ridotti al minimo sindacale, non si può più spendere un euro per nulla, i precari continuano a monopolizzare le piazze, gli abusivi restano indisturbati nelle case occupate, la bomba Gesip è sempre più vicina ad esplodere, si cercano sponsor privati per pulire la città, organizzare gli eventi culturali. Si punta perfino sul 5 per mille dei contribuenti di buon cuore. In cambio di che? Di sterili (e costose) sedute e di puerili liti per le poltrone. Amministrare e produrre atti concreti? Chi se ne frega!

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