Sicilia, Editoriali

Formazione, niente clientelismi con la riforma

La formazione professionale vive un momento delicato e di rinnovamento che la porta al centro dell'attenzione. Proprio per questo, alcuni provvedimenti vengono considerati innovativi da alcuni, distruttivi da altri. Ad esempio, una parola va spesa sull'Avviso a sostegno di progetti integrati per favorire i processi di inclusione sociale, facendo perno sull'inserimento lavorativo.
La graduatoria è il risultato di un lavoro di selezione particolarmente analitico e severo. I numeri parlano chiaro: a fronte di 815 proposte progettuali ammesse alla valutazione, ne sono state selezionate come idonee al finanziamento solo 306: progetti validi sotto l'aspetto della coerenza dei contenuti, di costi e ammissibilità della spesa rispetto a finalità, procedure e regole fissate nell'Avviso. Tutti elementi che sono espressione diretta di documenti di programmazione e regole fissate a livello di istituzioni dell'Unione europea.
È opportuno sgombrare il campo dalla preoccupazione che con questo avviso si aprano modalità clientelari rispetto all'identificazione dei potenziali destinatari degli interventi finanziati, che prevedono cioè la realizzazione di un percorso di orientamento, formazione in aula e apprendimento nei luoghi di lavoro, come work experience.
Gli incaricati dell'attuazione dei progetti formativi approvati, infatti, hanno l'obbligo di selezionare i destinatari degli interventi con manifestazione pubblica d'interesse procedendo a selezione comparativa delle candidature pervenute, con controlli dell'amministrazione regionale e dell'Unione europea.
Altra preoccupazione infondata è di creare nuovi precari.
Con un modello innovativo per la Sicilia, si assegna all'impresa il ruolo di agente formativo, spostando l'accento dall'insegnamento all'apprendimento con attenzione sull'utente. Un orientamento in linea con le più recenti indicazioni fatte proprie a livello di raccomandazione dal ministero del Lavoro. Ora, i potenziali utenti realizzeranno largamente il loro percorso formativo nelle imprese, e nel caso di esperienza in soggetti pubblici, prevale sempre l'aspetto formativo. Si tenga conto, poi, che tra utenti e realtà produttive non si instaura alcun rapporto contrattuale: il rapporto dell'utente è esclusivamente con l'ente formativo che è titolare del progetto di formazione, ed è attraverso di esso che riceve un'indennità di frequenza per il periodo formativo in impresa. Niente a che vedere con i lavori di pubblica utilità o altre forme di inserimento lavorativo utilizzate in passato.
Mi piace sottolineare che l'elemento portante è rappresentato dall'esperienza in impresa, perché è dimostrato che così si pongono le premesse per un reale accesso di disoccupati nel mercato del lavoro.
Alla luce delle gravi difficoltà occupazionali che stanno caratterizzando il mercato del lavoro, un apprendimento per oltre 4600 giovani, oggi inoccupati o disoccupati, al di la di polemiche o pregiudizi, rappresenta una risposta utile in termini di accrescimento di occupabilità. Si tratta certo di un effetto contenuto rispetto ai bisogni della Sicilia, ma non trascurabile, che rappresenta comunque un segnale della volontà di invertire una condizione che, anche per effetto dell'attuale andamento stagnante dell'economia italiana, rischia di trascinare quote crescenti di cittadini in età lavorativa verso condizioni di disagio sociale.

* assessore regionale al Lavoro e alla Formazione professionale

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