Zen, quei bambini che fanno sperare

Allo Zen gli studenti sono in prima linea. Per riappropriarsi del quartiere. Per sottrarlo all’illegalità. Al degrado. Ai rifiuti che lo devastano. Al racket delle case «rubate», occupate abusivamente, pagate alla mafia. Vogliono accendere i riflettori là dove qualcuno spara ai quadri elettrici per mantenere nell’oscurità strade e piazze e proseguire nei suoi sporchi commerci. I ragazzi sognano uno Zen diverso. Un quartiere bello. Che si chiami davvero San Filippo Neri, il nome ufficiale, lo stesso della parrocchia adottata dagli alunni della scuola Falcone nell’ambito della manifestazione comunale «Palermo apre le porte». I bambini disegnano un quartiere con strade fiorite e parchi. E senza immondizia. I loro sogni sono lì, visibili, sui cartelloni e sui calendari, da ieri in mostra sul sagrato della chiesa. Un impegno significativo, quello del preside Di Fatta e degli insegnanti, assieme ai tanti studenti cicerone che ieri accompagnavano i visitatori in giro per lo Zen, a mostrare ciò che c’è di bello nel luogo in cui sono nati e cresciuti. Nelle loro parole, nei loro gesti, nell’entusiasmo, una commovente volontà di cambiare volto allo Zen.
Ci riusciranno? Certamente no, se gli altri non faranno la loro parte. La società, intanto. E poi le istituzioni. Lo Stato da sempre mostra il volto peggiore ai bambini dello Zen. Quello dell’inefficienza, e non solo. Quello dell’insulsa tolleranza contro forme evidenti di criminalità. Quello della connivenza, in taluni casi. Lo dimostra l’inerzia nel riportare la legalità. Le case occupate abusivamente venti e trent’anni fa sono il simbolo del malaffare. E ancora si fa fatica a imporre a chi le abita quantomeno una regolarizzazione dei contratti di allaccio alle pubbliche forniture. Le case tuttora in costruzione sono il nuovo palcoscenico in cui si esibisce la criminalità, ammantando la compravendita di alloggi «rubati» con il trito rituale di gridare ai quattro venti lo stato di bisogno dei senzatetto. È intollerabile che il cantiere dell’insula 3 sia ancora in mano agli abusivi. Non si può da un lato chiedere ai giovani e ai giovanissimi di impegnarsi per affermare la legalità e dall’altro lasciare che l’illegalità si mostri regina ai loro occhi.

© Riproduzione riservata

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

I più cliccati