La figlia di Cicala: "Ho sentito papà, che gioia"

Una telefonata dopo quattro mesi di angoscia: "Non vedo l'ora di riabbracciarlo". Attesa a Carini per il rientro dei coniugi liberati

CARINI. Dopo quattro mesi d'angoscia Alexia ha sentito ieri sera al telefono suo padre Sergio Cicala, rapito con la moglie nel deserto della Mauritania tra il 17 e il 18 dicembre e rilasciato ieri nel Mali: "Stanno bene - spiega la figlia - sono felice ed entro le prossime 24 ore saprò quando torneranno. Non vedo l'ora di riabbracciarlo".    
A rassicurare tutti è stato oggi lo stesso Cicala attraverso le telecamere del Tg1: "Siamo sempre stati trattati bene - ha detto -, ma il clima era quello che era...provi a vivere con 46 gradi".   
Cicala, 65 anni, e la moglie Philomene Kabouré, di 39, originaria del Burkina Faso, erano stati sequestrati a Kobeni, al confine tra Mali e Mauritania da un commando di 'Al Qaeda per il Maghreb islamico'. Il sequestro aveva lo scopo di costringere le autorità di Nouakchott a rilasciare alcuni detenuti.  
La coppia è stata ricevuta oggi a Bamako dal presidente del Mali, Amadou Toumani Touré, e fonti della presidenza assicurano che per il loro rilascio non è stato pagato "nessuno riscatto".    
Ieri sera a Carini, subito dopo la buona notizia diffusa dalla Farnesina, amici e parenti si sono dati appuntamento nella piazza del paese, che stamattina è ripiombata nella normalità. Anche il municipio ha rispettato l'ordinaria chiusura del sabato e il sindaco ha lasciato a casa il telefonino di servizio.   
Nella villa dei Cicala, in via Luccio 4, una stradina delimitata da rampicanti che attutiscono appena i rumori della vicina autostrada Palermo-Mazara del Vallo, le persiane sono aperte e una tenda rossa sventola dietro la finestra. Sulla cassetta delle lettere una scritta avvisa di lasciare la posta al civico 6. Al di là del cancello c'é una vecchia Panda con il parabrezza impolverato, ma nessuno risponde alle voci dei cronisti - manca il citofono - se non un cane che abbaia senza sosta. L'impressione è che qualcuno stia dando una sistemata alla casa, in attesa che arrivino i proprietari.    
Il riserbo dei parenti di Cicala è stato pressocché assoluto in questi quattro mesi e continua ad esserlo anche ora che la vicenda si è conclusa positivamente. Riserbo che a Carini - noto per la leggenda della baronessa uccisa nel Castello dal marito perché sorpresa con l'amante - mostrano di non gradire poi tanto: "Sono contento che sia finita così - dice un avventore del bar Mignano, in piazza Duomo - Cicala ha sempre amato l'avventura: quando non andava per deserti, si fermava a Carini, ma solo per preparare altri viaggi".    
Cicala, pensionato, ex dipendente dell'Ente minerario - società della Regione siciliana - ha una passione anche per la caccia: prima di partire aveva chiesto le autorizzazioni di polizia a trasportare alcune armi sull'automezzo, con cui si è imbarcato per Genova, da dove ha proseguito attraverso la Spagna e lo Stretto di Gibilterra per arrivare in Africa. E proprio in Africa, al confine tra Ciad e Niger, il 3 gennaio '94, mentre si trovava su una jeep, rimase ferito per lo scoppio di una mina che uccise la sua fidanzata finlandese.

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