Palermo, supermercato confiscato ai boss: lavoratori sfrattati

Nel Conad di via Fazio Almayer, nel centro del capoluogo, si sono barricati gli impiegati, insieme a mogli e figli, minacciando di darsi fuoco con alcune taniche di benzina

PALERMO. Si sono barricati all'interno del supermercato Conad di via Fazio Almayer, nel centro di Palermo, assieme a mogli e figli, tra i quali 3 neonati, minacciando di darsi fuoco con alcune taniche di benzina. Una clamorosa protesta, inscenata questa mattina da una dozzina di lavoratori e rientrata solo dopo alcune ore. Ma questa volta la rabbia dei dipendenti che rischiano il posto si è scatenata non contro il loro datore di lavoro ma contro lo Stato; più precisamente contro la decisione del demanio di confiscare i locali del supermercato, perché appartenenti ad un presunto boss mafioso. I lavoratori avevano proposto di far slittare il provvedimento, in modo da trasferire altrove l'attività che appartiene ad una società, la Giuseppe Guddo Snc. "Abbiamo chiesto 6 mesi di proroga - spiega l'avvocato Marco Portera che, assieme al collega Alessandro Patti, assiste i dipendenti Conad - in modo da organizzare un altro esercizio commerciale con lo stesso marchio: avevamo individuato anche i locali dove far sorgere la nuova attività. Ma la nostra richiesta non è stata neppure presa in considerazione".   "La lotta alla mafia - sottolinea il legale - è importante, ma passa anche dalla difesa dei posti di lavoro e dell'occupazione. Questa gente è disperata: stiamo parlando di lavoratori monoreddito, che hanno famiglia a carico. Alcuni devono pagare il mutuo della propria casa".    La situazione si è sbloccata solo dopo l'arrivo della polizia e dei vigili del fuoco: nessuno sarebbe potuto intervenire, proprio per la presenza all'interno del locale di numerosi bambini e dei tre neonati. Intorno alle 13, i lavoratori che protestavano, e che avevano chiesto un incontro con i dirigenti del demanio, si sono convinti ad uscire.  "Non ci fermeremo - spiega l'avvocato Portera - stiamo preparando delle denunce contro i funzionari del demanio: chiederemo i danni, sia in sede civile che penale. Le provviste sono rimaste chiuse dentro, la merce esistente nella macelleria e nella salumeria si deteriorerà, causando un danno di almeno 200 mila euro. Sono stati sequestrati anche i magazzini. Ma la cosa più grave è che non si sa come faranno ad andare avanti queste 12 famiglie. La legge non è stata applicata, perché non é dato il tempo ad un giudice di decidere nel merito della vicenda. Non ci è stato dato nemmeno il tempo di trasferire la merce per avviare un altro supermercato. Così si rischia di fare solo un favore alla mafia".

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