Polonia e Russia, un destino avverso

Morire a Katyn, per Katyn. Ancora una volta. Ancora una volta la perfidia del caso, o della Storia, ha colpito i due Paesi d'Europa che più tragedia hanno nel loro passato. Doveva essere un abbraccio fra la Polonia e la Russia, quello che non era mai venuto nonostante la fine della Guerra Fredda, dell'occupazione militare e del servaggio politico della Polonia. L'occasione era solenne, senza precedenti. Settant'anni fa a Katyn, Stalin aveva fatto "eliminare" migliaia di ufficiali polacchi, in pratica l'intera struttura dell'esercito di un Paese dalle forti tradizioni e pulsioni di combattente. Seimila morti in una fossa comune dentro un acquitrino, una fetta consistente della "borghesia" di una nazione appena risorta da un primo, lungo servaggio. L'eccidio era avvenuto durante l'"occupazione breve" in applicazione del patto Ribbentrop-Molotov, prima che i nazisti si scagliassero contro l'ex socio per strappargli tanta terra russa, ma cominciando dalla Polonia orientale. I cadaveri li ritrovarono i tedeschi, denunciarono la strage; Stalin ribaltò l'accusa, comprensibilmente credibile ma falsa e le convenienze dell'alleanza di guerra indussero l'Occidente ad avallare la menzogna del Cremlino. La verità venne fuori a fatica, ma è riconosciuta ed "adottata" dalla nuova Russia, anche personalmente da Vladimir Putin. La cerimonia di settant'anni dopo doveva essere la più solenne e più completa, alla presenza della classe politica dirigente dei due Paesi. Idealmente Putin e Medvedev aspettavano la delegazione polacca con le corone in mano sull'orlo della fossa aperta e ricoperta, davanti a un monumento funebre semi-immerso nelle nebbie perenni che si levano dalle paludi che abbracciano Katyn e Smolensk. La delegazione aveva novanta membri, primo fra tutti il presidente polacco Lech Kaczynscky; ma anche tredici ministri, i leader della Camera e soprattutto l'intera gerarchia militare, su un aereo militare polacco fabbricato in Russia. Fra le nebbie il pilota si è perso, la Polonia è di nuovo decapitata sull'orlo delle fosse di Katyn.
Non sono soltanto di pietà umana i brividi che la tragedia suscita. Di rado il destino ha tessuto una trama così crudele, shakespeariana, così feroce e totale che è inevitabile tollerare perfino la Leggenda Nera che dall'"incidente" qualcuno evocherà. Gli invitati alla cerimonia commemorativa costituivano in gran parte la classe di governo non soltanto più antisovietica ma anche più antirussa fra tutti i Paesi ex satelliti di Mosca. Antico collaboratore di Lech Walesa, Kaczynzcky si era poi spostato all'estrema destra fondando, assieme al fratello gemello che per qualche tempo ha ricoperto la carica di primo ministro, il partito Legge e Giustizia. Aveva riesumato i processi alla ex Nomenklatura, incrinando o rinnegando il patto di conciliazione che aveva facilitato il passaggio indolore dal totalitarismo alla dittatura militare alla democrazia. Perfino su Jaruzelski pesava l'ombra di un processo. Nella nuova costellazione internazionale Varsavia si era subito collocata il più vicino possibile all'America, anche a costo di raffreddare i rapporti con l'Europa occidentale. Era subito entrata nella Nato, aveva approvato la guerra di George W. Bush in Irak, gli aveva offerto basi per il progetto missile-antimissile ufficialmente rivolto contro il lontano Iran ma considerato da Mosca un gesto ostile; programma rimesso poi nel cassetto da Barack Obama. I rapporti fra Varsavia e Mosca non hanno mai smesso di essere tesi, soprattutto improntati a una reciproca diffidenza. Ultimamente il Cremlino aveva teso cautamente una mano, cui cautamente la mano polacca si è avvicinata. La cerimonia sulle tombe di Katyn doveva essere un segnale importante anche se soprattutto simbolico. Adesso non solo lo ha turbato con la tragedia, ma lo hanno rinviato le sue conseguenze pratiche: la Polonia deve ora ridarsi una classe dirigente che sostituisca quella annegata nelle paludi attorno a Smolensk. Putin è rimasto sull'orlo della fossa con la corona in mano. Ma solo brevemente: perché subito egli ha preso in mano la gestione delle indagini sulle cause e modalità della tragedia. Al vecchio agente della Kgb tocca ora avviare un'istruttoria contro il Destino.

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