Zen, lo Stato batte un colpo

Un buon colpo è stato battuto ieri. Con la convocazione straordinaria di un vertice in prefettura, chiamato a pianificare la risposta dello Stato contro l’ennesimo caso di illegalità manifesta in un quartiere sempre più di frontiera come lo Zen. Dove nei prossimi giorni un gruppo interforze di polizia, carabinieri e vigili urbani «blinderà» il cantiere per il recupero di quell’insula simbolo del degrado che sarebbe destinata a ospitare case popolari, caserme, consultori e biblioteche e nella quale invece gli operai hanno deciso di fermarsi dopo una reiterata serie di aggressioni da parte di vandali e occupanti abusivi. Per i quali, peraltro, si prepara un nuovo sgombero. Una risposta necessaria, e più che mai opportuna, che attende adesso sola la prova del campo. L’impresa che gestisce il maxi-appalto da 18 milioni di euro ha da un lato minacciato di mollare tutto se entro sette giorni non verrà garantita la sicurezza dei propri lavoratori, ma dall’altra si è anche impegnata ad aumentare il numero degli operai per portare a termine il prima possibile la ristrutturazione. E il sindaco, da parte sua, si è detto pronto a chiedere anche la presenza dell’esercito. Insomma, ci si muove nella direzione giusta: ieri avevamo chiesto alle istituzioni una risposta forte e immediata al regime di assoluta anarchia e illegalità che regna allo Zen e che ha nel caso dell’insula 3E solo l’ultimo desolante esempio. Ed è proprio questo il tasto sul quale non ci stanchiamo di battere: realtà delicate come quella di un quartiere al quale non basta il nuovo toponimo di San Filippo Neri per volgere al riscatto, meritano un’attenzione che vada oltre la straordinarietà e sfoci in una costante e continua ordinarietà. Insomma, non è il clamore mediatico di un evento che deve indurre a mettere in campo contromosse più o meno adeguate. Quella che sollecitiamo è una presenza capillare sulle strade di un quartiere che deve sentire forte la presenza di uno Stato che oggi appare distante. Quello Stato che deve garantire non solo il regolare svolgimento dei lavori in un cantiere pubblico, ma anche la sicurezza in una scuola attaccata continuamente dai teppisti, la pulizia di una piazza dove gli anziani si ritrovano a giocare a bocce, i controlli contro chi prende a pistolettate le cabine elettriche o gestisce abusivamente perfino i contatori dell’acqua. Il primo colpo è stato battuto. Che non sia l’unico. Nè l’ultimo.

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