Sicilia, Mondo

Immigrazione, cala il numero dei minori sbarcati sulle coste siciliane

Si è passati dai 1.994 bambini non accompagnati arrivati a Lampedusa lo scorso anno, ai 278 del 2009/2010. A condurre la ricerca Save the Children

ROMA. Cala drasticamente il numero di minori migranti giunti sulle coste siciliane: da marzo 2009 a febbraio 2010 sono giunti in Sicilia 278 minori non accompagnati (solo 4 identificati a Lampedusa) mentre l'anno precedente erano giunti circa 260 minori e ben 1.994 minori non accompagnati sbarcati a Lampedusa.
Lo rileva il secondo rapporto sull'accoglienza dei minori in arrivo via mare di Save the Children. "Dati che - dice l'organizzazione - creano preoccupazione per la probabile presenza in Libia di centinaia di minori e mancanza di interventi strutturali sul sistema di accoglienza dei minori in Italia. Tale drastico cambiamenti dei flussi è dovuto sostanzialmente alle pratiche adottate dal governo italiano contro l'immigrazione clandestina e agli accordi stipulati con le autorità libiche". Fra l'altro - sostiene l'organizzazione - ancora il 50%, ossia 148 minori, di quelli collocati in comunità si allontana.

I NUMERI
Resta sostanzialmente invariata l'età media (16-17 anni) e il sesso (93% maschi, 7% femmine) dei ragazzi arrivati mentre ci sono cambiamenti sulla nazionalità dei minori: l'Egitto è il paese più rappresentato (27%), segue Eritrea (16%), Tunisia (14%), Ghana (9%) e Somalia (7,2%). Ma se si considerano gli arrivi da giugno 2009, a meno di un mese dall'avvio dei rinvii verso la Libia, gli Eritrei rappresentano quasi la metà dei minori in arrivo (48% contro il 10% dell'anno precedente); mentre il dato relativo ai minori egiziani scende al 6% (a fronte del 27,9%); infine sono pochissimi i minori provenienti dall'area del Maghreb, che costituivano precedentemente il gruppo prevalente.

LE STRUTTURE DI ACCOGLIENZA
Il rapporto segnala che le comunità alloggio siciliane monitorate che ospitano minori stranieri sono 27. Strutture che "nonostante registrino un miglioramento nella qualità dei servizi, per lo più legato al minore numero di minori, permangono alcune criticità relative sia alle procedure per l'individuazione del minore e al successivo collocamento in comunità sia alla gestione del sistema di accoglienza". Fra l'altro, Save the Children ha osservato "situazioni in cui i minori sono rimasti per circa due anni in strutture sostanzialmente di prima accoglienza, non dotate di servizi per l'effettivo inserimento del minore, sia esso scolastico o lavorativo.

LE CURE
Rispetto alla distribuzione di beni di prima necessità non si riscontrano più le carenze precedentemente rilevate, ma mancano alcune figure professionali, come quella del mediatore culturale: solo il 40% delle comunità prevede una qualche forma di mediazione culturale. I minori poi lamentano una scarsa attenzione alla sfera della salute, solo il 27% riferisce di avere ricevuto visite mediche. Critica, infine, la possibilità di contattare i familiari nei paesi di origine e alla distribuzione del pocket money, erogato da meno della metà delle comunità monitorate: mancando una minima disponibilità economica, i minori rischiano di essere reclutati nel circuito della manodopera irregolare ed essere esposti allo sfruttamento".

COSA FARE
"E' necessario - afferma Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia - che non vengano più effettuate operazioni di rinvio dei migranti in arrivo via mare, garantendo il rispetto della normativa nazionale ed internazionale sul divieto di respingimento, rispetto dei diritti umani e tutela delle categorie vulnerabili. I minori che non sono arrivati in Italia non sono un numero, ma ragazzi che fuggono da situazioni di povertà o da situazioni di conflitto, fermati a metà del proprio cammino. A questi ragazzi stiamo negando una possibilità, un futuro".
Save the Children sollecita, fra l'altro, il perseguimento di procedure corrette e standardizzate per l'accoglienza dei minori, l'istituzione di un sistema di monitoraggio efficace.

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