Inchiesta su Lombardo, Aiello "il cassiere" di Santapaola

Per anni l'imprenditore è stato il trait d'union tra la mafia palermitana e quella catanese. Il pentito Gaspare Pulizzi raccontò di un incontro con i Lo Piccolo per la consegna di un kalashnikov

PALERMO. E' considerato la "mente finanziaria" della cosca Santapaola. Ex braccio destro del boss Eugenio Galea, rappresentante provinciale di Cosa nostra catanese, condannato a 10 anni nel maxiprocesso ai clan etnei denominato "Orsa Maggiore”, l'imprenditore Vincenzo Aiello si è sempre occupato della cassa della "famiglia". Il suo nome compare, oggi, nell'indagine che vede coinvolto, con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, il governatore siciliano Raffaele Lombardo.
Il presidente della Regione avrebbe avuto contatti col boss attraverso un uomo d'onore che faceva da intermediario. Ritenuto il ministro dei Lavori pubblici di Nitto Santapaola, per anni ha gestito il racket delle estorsioni e si è occupato di reinvestire il denaro sporco dell'associazione.    
Coinvolto nell'indagine sugli appalti illeciti nella base militare di Sigonella, è stato arrestato l'8 ottobre scorso, quando, sottoposto alla sorveglianza speciale, dopo avere scontato la condanna per mafia, partecipava a un importante summit insieme al gotha di Cosa nostra e al superlatitante Santo La Causa.    
Aiello è stato per anni il trait d'union tra la mafia palermitana e quella catanese. Nel gennaio del 2007 - secondo quanto racconta il collaboratore di giustizia palermitano Gaspare Pulizzi - i padrini palermitani Salvatore e Sandro Lo Piccolo lo incontrarono assieme ad Angelo Santapaola e Nicola Sedici. "In quella occasione - dice il pentito - i catanesi avevano portato un kalashnikov per Sandro".

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