Come reagiranno gli italiani a questa brutta campagna elettorale?

È finita (finalmente) la più brutta campagna elettorale degli ultimi anni. L'odio è entrato a pieno titolo nella competizione. Le due parti si sono scambiate anatemi invece di confrontarsi sui problemi più vicini alla gente. Le disaffezioni tra alleati hanno raggiunto il livello di guardia. Come reagirà l'elettorato?

1. Temendo che Michele Santoro gli sparasse addosso alla vigilia delle elezioni fuochi d'artificio che avrebbero fatto impallidire la serie Noemi-D'Addario- Dell'Utri- Spatuzza- Ciancimino - Mills, Berlusconi ha fatto sua la sciagurata proposta radicale di sterilizzare le trasmissioni politiche costringendo di fatto la Rai a chiuderle. Sono stato facile profeta, nelle settimane scorse, nel sostenere che questa scelta - gravissima - sarebbe stata per il Cavaliere un boomerang. Ha trasformato un aggressore in un martire, ha moltiplicato le presenze televisive di Santoro e di Floris, lanciando la Grande Manifestazione Democratica di Bologna e trasformando il conduttore di 'Anno Zero' nel leader morale dell'opposizione. L'adunata di Bologna è stata tuttavia a sua volta un errore. Non sta a me stabilire se quello che ha detto e fatto Santoro sia compatibile con il suo ruolo nel servizio pubblico (pregasi trovare altri esempi al mondo). Certamente il volgare incitamento all'odio fatto da Daniele Luttazzi senza che Santoro muovesse un muscolo ha prodotto un inquietante salto di qualità nella violenza verbale della televisione convincendo probabilmente molti sostenitori svogliati del centrodestra a turarsi il naso e votare. Il nodo centrale della questione, ancora una volta, non è infatti che cosa ha fatto o non ha fatto Berlusconi, ma quale diritto ha di esistere. Problema evidentemente irrisolto dal '94.

2. Il corto circuito magistratura - processi-televisione e le polemiche sui pasticci nelle liste di Lombardia e Lazio hanno completamente escluso dai titoli di testa della campagna elettorale i temi più a cuore dei cittadini, dal piano casa (lanciato dal governo, ma di larga competenza regionale) alle liste d'attesa nella sanità pubblica fino all'intervento regionale nel sostegno sociale. Giulio Tremonti ha correttamente indicato in un paio d'anni il tempo necessario per una rivoluzione fiscale condivisa ed è un peccato che Berlusconi non abbia sviluppato un tema che pure gli è molto caro. L'opposizione non è stata più brillante. Bersani ha toccato il tema delle tasse soltanto a tre giorni dalle elezioni e in maniera abbastanza generica. Nemmeno lui, evidentemente, ha la ricetta miracolosa.

3.Gli elettori non hanno mai capito - e tantomeno accettato - le divisioni interne alle coalizioni. Il rapporto tra Fini e Berlusconi ormai è più da psicanalista che da politologo. A sinistra il principale problema di Bersani è di non far crescere troppo Di Pietro e di far sì che la gente si accorga il più tardi possibile che sta rinascendo qualcosa di molto simile alla vecchia Unione. Negli ambienti più autorevoli della sinistra radicale si punta intanto su una vittoria di Nichi Vendola (e semmai di Emma Bonino) come pietra angolare di una rivoluzione che farebbe a pezzi il Pd. Casini poi si trova in una situazione paradossale: deve polemizzare con Berlusconi, viene visto come l'Uomo della Provvidenza di un futuro centrosinistra, ma è alleato del Cavaliere in alcune regioni strategiche. Un franco chiarimento post elettorale è indispensabile per tutti.

4. Come reagirà l'elettorato a tutto questo? Come accade sempre nelle elezioni di medio termine, l'opposizione - ieri a destra, oggi a sinistra - è più motivata della maggioranza. Alle elezioni regionali Berlusconi ha vinto quando non governava. Quest'anno c'è tuttavia una differenza: mentre in passato le regionali erano a un anno dalle politiche, stavolta sono a tre anni. Se dopo un anno di governo la popolarità del presidente del Consiglio era al massimo, è difficile che nell'anno successivo quel vantaggio si sia perduto completamente. Berlusconi chiede perciò ancora una volta una scelta di campo. Se fosse sconfitto alle elezioni, dovrebbe perdere più tempo nel tenere unita la coalizione che a rispettare il programma di governo. Il suo solo, vero dovere.

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