Rifiuti, sequestrata discarica ad Agrigento

Il provvedimento è stato emesso nell'ambito di uno stralcio dell'inchiesta sul superlatitante di mafia Giuseppe Falsone

AGRIGENTO. Il Gip di Agrigento, accogliendo la richiesta della locale Procura della Repubblica, ha disposto il sequestro preventivo della discarica di contrada Bifara-Favarotta a Campobello di Licata. Il provvedimento è stato emesso nell'ambito di uno stralcio dell'inchiesta sul superlatitante di mafia Giuseppe Falsone.  Secondo l'accusa nella discarica erano gestiti illecitamente rifiuti speciali come il percolato prodotto, si sarebbero compiute operazioni non autorizzate di smaltimento consistite nel convogliamento del percolato nel pozzetto di raccolta delle acque meteoriche pertinente alla vasca nr.3 e suo successivo scarico sul suolo mediante una condotta di allontanamento in un'area esterna al perimetro della discarica. Il percolato prodotto dai rifiuti della discarica di Campobello di Licata, secondo il pm di Agrigento Santo Fornasier, almeno dal maggio 2004 e anche dopo la chiusura decretata a giugno 2008, si combinava con le acque meteoriche, creando una commistione pericolosa. Parte del percolato, inoltre, potrebbe essere finito in un torrente a valle della discarica. L'eccessiva presenza del liquido non smaltito avrebbe creato le condizioni per il diffondersi di movimenti franosi nella sponda della discarica e nella strada alla base della vasca numero due. Già nel 2006 il gestore della discarica, Giovanni Marino, della società Laes, era stato condannato per i reati legati al cattivo smaltimento dei rifiuti. Il passaggio della gestione dalla Laes alla Dedalo Ambiente, avvenuto nell'agosto 2006, non aveva risolto i problemi. La Dedalo aveva instaurato un contenzioso con il Comune di Campobello di Licata sul pagamento degli interventi di messa in sicurezza della discarica. La nuova società lamentava la mancanza di fondi per effettuare i lavori, in quanto il Comune non le aveva trasferito le somme dovute. Il percolato, mescolato alle acque piovane, è finito oltre il perimetro della discarica. I periti nominati dalla procura, 2008 avevano accertato diversi movimenti franosi e sottolineato che parte del percolato, con ogni probabilità, era finito nel corso d'acqua a valle della discarica.

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