Mafia, azzerati i vertici delle cosche di Agrigento

A finire in manette 8 persone legate al superlatitante Giuseppe Falsone. Anche un imprenditore catanese tra i fermati

AGRIGENTO. Sono otto le persone arrestate dai carabinieri nell'ambito dell'operazione antimafia che, la scorsa notte, ha azzerato i vertici delle cosche di Agrigento. Uno degli indagati - le ordinanze di custodia cautelare in tutto erano nove - è riuscito a fuggire ed è ricercato. In cella sono finiti i capi dei clan: vecchi uomini d'onore come Diego Lo Giudice, 70 anni di Canicattì e Francesco Giacchino Cottitto, 43 anni di Palma di Montechiaro. A Catania i militari dell'arma hanno invece arrestato l'imprenditore Ferdinando Bonanno.
Gli arrestati sarebbero i "colonnelli" del boss latitante Giuseppe Falsone, ritenuto il capo di Cosa Nostra agrigentina. Nel corso dell'operazione sono state sequestrate due imprese riconducibili a Falsone: una edile impegnata nei lavori per il raddoppio della statale Agrigento-Caltanissetta e un'altra, sempre nel settore delle costruzioni, di Canicattì.
Durante la notte i militari hanno eseguito numerose perquisizioni nell'ambito delle ricerche del boss latitante. Falsone, 39 anni, figlio dell'ex capo mafia di Campobello Di Licata, un tempo "appoggiato" dal boss Bernardo Provenzano, deve scontare una condanna all'ergastolo per l'omicidio dell'assassino del padre e del fratello e una per traffico internazionale di stupefacenti.
Dall'indagine è emerso l'interesse del clan all'appalto bandito per la costruzione e la gestione della discarica di Campobello di Licata. La cosca avrebbe messo le mani inoltre sulla realizzazione dell'hard discount Eurospin, sempre a Campobello. L'inchiesta è stata coordinata dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo Fernando Asaro e Giuseppe Fici.

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