Addio Pirella, genio creativo

È morto a Milano Emanuele Pirella, principe della pubblicità italiana e guru della creatività, fondatore e presidente dell'agenzia pubblicitaria Lowe Pirella e della «Scuola di Emanuele Pirella». Originario di Reggio Emilia, dove era nato nel 1940, Pirella era malato da oltre un anno. Che dire di Emanuele Pirella? È stato un grande pubblicitario, giornalista e autore di satira, in coppia con il disegnatore Tullio Pericoli. In campo pubblicitario fu autore di celebri campagne, come quella per la banana Chiquita il cui slogan, «Dieci e lode», entrò nella storia della comunicazione italiana. Suo anche il lancio del quotidiano «La Repubblica».  Nonostante la malattia non aveva smesso di lavorare. I suoi progetti per il 2010 erano di dedicarsi completamente alla «sua» scuola: non semplicemente un'agenzia, ma anche un incubatrice di nuovi talenti. Il suo, di talento, non ci mise molto a venir fuori. Dopo aver studiato alla Facoltà di Lettere Moderne a Bologna, ancora giovanissimo si trasferì a Milano con la speranza di intrufolarsi in una casa editrice o in un'agenzia di pubblicità. E così avvenne: nel 1965 entrò nell'agenzia Cpv. Poi fu la volta della Young&Rubicam. Come direttore creativo dell'Agenzia Italia/BBDO, fondata nel 1971 con Michele Gottsche e Gianni Muccini, Pirella ideò alcune delle campagne più note e aggressive degli anni Settanta. Con la sua agenzia ha ricevuto numerosi «Leoni» al Festival di Cannes che per il mondo della pubblicità equivale agli Oscar di Hollywood. Come autore di satira, in collaborazione con Tullio Pericoli, ha lavorato, oltre che per «La Repubblica», per «L'Espresso», «Linus» e il «Corriere della sera». Si occupò anche di una campagna per Panorama: un'idea che lui stesso definì «open», in cui si lasciava che i viaggiatori completassero dei manifesti affissi in metropolitana. Per «L'Espresso» ha curato la rubrica di recensioni televisive vincendo nel 2000 il Premio Flaiano. Nel 2007 il giornalista, esperto dei media e del mondo pubblicitario Mark Tungate nel suo libro «Adland a Global history of advertising» l'ha definito come il padre del copywriting: «If Armando Testa is the father of italian advertising, then Emanuele Pirella is at the very least the father of italian copywriting». (Se Armando Testa è il padre della pubblicità in Italia, Emanuele Pirella è il padre di tutti i creativi). È morto nella sua casa di Milano. Lascia la moglie, Nicoletta Verga e il figlio Duccio, impegnato nell'agenzia Lowe Pirella e nella scuola di pubblicità fondata dal padre. La data dei funerali non è stata ancora fissata ma, secondo quanto si è appreso, la cerimonia funebre, per volontà dello stesso Pirella, dovrebbe essere svolta in forma strettamente privata. L'omaggio di Oliviero Toscani: «Ci mancherà e mi mancherà la sua intelligenza e la sua ironia». Insieme avevano firmato la campagna per i Jeans Jesus «Chi mi ama mi segua». La foto che ritraeva il fondo schiena diventato il più famoso d'Italia era di Toscani. Il resto di Pirella.

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