Berlusconi: "No al confronto tv". E l'opposizione: "Hanno paura"

Il premier rifiuta il dibattito pubblico con Bersani. "Sono il recordman di gradimento delle democrazie occidentali". Dal centrosinistra ribattono: "E' un'espressione d'odio"

BOLOGNA. Nessun duello televisivo e nessun dialogo sulle riforme. Silvio Berlusconi chiude le porte al confronto con il Pd di Pier Luigi Bersani. Un doppio No duramente criticato dall'opposizione che accusa il leader del Pdl di temere la sfida televisiva.
"Non credo che un dibattito pubblico sia opportuno in questo momento", dice il premier da Bologna dove è volato per sostenere la candidatura di Anna Maria Bernini. "Le dichiarazioni quotidiane di Bersani - aggiunge - ci hanno fatto perdere la fiducia che si possa arrivare a un interscambio produttivo". Il tono pacato del Cavaliere indica che il suo è un lucido calcolo politico, non propaganda: evidentemente ritiene che un duello tv a pochi giorni dal voto non gli conviene. Con la stessa freddezza respinge il dialogo sulle riforme promesse entro fine legislatura. "Non ho fiducia nella possibilità di un accordo", spiega il premier, che accusa il centrosinistra di essere "l'opposizione del 'no' assoluto". Inoltre, aggiunge, "abbiamo i numeri per fare le riforme, se vorranno offrire la loro collaborazione bene, ma non ci credo".
A stretto giro di posta arrivano le critiche dell'opposizione. "E' amore non volere un confronto col proprio contendente politico o non è forse la massima espressione di odio?", si chiede polemicamente Enrico Letta (Pd), che invita il premier a ripensarci per il bene del Paese. "Evidentemente preferisce i monologhi", rincara la dose il collega di partito Andrea Orlando, mentre Stefano Di Traglia (sempre Pd) ironizza: "Comprendiamo i timori di Berlusconi" visto che dovrebbe spiegare i fallimenti del governo. Antonio Di Pietro evita di polemizzare sul merito, ma attacca il Cavaliere: "Questo Wanna Marchi della politica è in affanno: è un'immagine sbiadita di un dittatore al tramonto".
Parole "violente", accusa Sandro Bondi (Pdl) che chiede ai Democratici di prendere le distanze dal leader dell'Idv. Sarcastico, invece, il portavoce del premier Paolo Bonaiuti: "Farebbe comodo al povero Bersani prendersi di riflesso un minimo dell'enorme popolarità di Berlusconi".
Al di là delle polemiche, il doppio appuntamento elettorale del Cavaliere (nel pomeriggio si trasferisce a Firenze per sostenere Monica Faenzi) non regala molte sorprese. All'accusa di declino replica coi numeri dei suoi sondaggi che danno un gradimento personale del 61% (sono un recordman, dice). Quanto all'appellativo "capopopolo" affibbiatogli dall'opposizione lo prende come un complimento. Riconosce che il pericolo astensionismo esiste, tanto da dire che, almeno in Toscana, sostenere l'Udc significa "gettare" il voto. Dribbla la domanda sullo spettacolo bolognese di Michele Santoro: "Dimostra che esiste il massimo di libertà". Non rinuncia ai consueti attacchi ai pm politicizzati: "La sovranità appartiene a Magistratura Democratica" che fa abrogare le leggi votate dal Parlamento. Ricorda di essere stato "assolto" da tutte le accuse che, nel peggiore dei casi, sono cadute in prescrizione. Attacca il sistema delle intercettazioni giudicandolo "inidoneo" a dimostrare la colpevolezza e difende il Pdl, negando cambi ai vertici del partito dopo il voto. Si schiera poi con di Denis Verdini, il coordinatore del Pdl indagato nell'inchiesta sugli appalti: "Non si può dire che non è possibile segnalare un amico che lavora bene: sarebbe ipocrisia". Infine ribadisce di gradire l'attuale legge elettorale: "E perfettibile, ma non per quanto riguarda le preferenze: nel complesso funziona molto bene".

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