Progetto Open, un brutto pasticcio

Cinquecento persone ieri hanno manifestato per diverse ore per avere accesso alle graduatorie del progetto Open: vale a dire il corso di formazione di un anno presso un'azienda pagato dalla Regione a 500 euro. Alla fine, per evitare problemi di ordine pubblico, Italia Sviluppo Lavoro, che ha il compito di gestire l'operazione, ha accettato le domande di iscrizione. Una situazione di palese irregolarità visto che la procedura è stata bloccata. La delegazione che ha ottenuto lo strappo era guidata da un disoccupato e due ex detenuti. La piazza alle loro spalle ribolliva.
Un errore dopo l'altro. Una china pericolosa che porta verso il precipizio. Imbarazzante la scelta della Regione che ha promesso a mille disoccupati un obolo di cinquecento euro al mese con scopi, evidentemente, di esclusiva matrice clientelare. Grave il comportamento dei giovani che si sono precipitati in via Ausonia per giocarsi il futuro in cambio di una mancia. Che dignità potrà mai avere un posto ottenuto in questa maniera? Non lo chiamiamo lavoro perché la fatica e l'impegno hanno una dignità che certo non appartiene alle promesse fatte ai mille precari.
Questa storia è veramente un pasticciaccio brutto. Molto brutto. I giovani che hanno deciso di giocare questa carta hanno un evidente progetto in testa. Intanto entrano, prendono una mancia e poi si vede. Buttarli fuori sarà difficile per non dire impossibile. Esattamente come accaduto a migliaia di lsu, pip e precariato diffuso. Uno scandalo. Perché questo significa aver perso il senso di se stessi, del proprio valore, del proprio futuro. Significa affidare la propria esistenza alle mutevoli bandiere della politica. Significa condannarsi ad una vita fatta di favori e di mance. Senza nessuna prospettiva che non sia quella di trascorrere pericolosamente un'esistenza fatta di poco o nulla.

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