L'importanza di essere Seedorf

Bisogna chiedere a Leonardo perché non ha fiducia in Seedorf, l'unico milanista con risorse fisiche infinite e lucidità e classe da vendere. Gli deve la vittoria di iersera così come gli doveva il filo di speranza che portava il Milan a Manchester. L'olandese che ha vinto tre Coppe dei Campioni con tre maglie deve sempre trascorrere gran parte del tempo a bordo campo, improvvisandosi animatore di un gruppo stanco e smarrito. Inutile il suo ingresso a Manchester dopo i gol di Rooney, decisivi il suo spirito combattivo, la sua rabbia, la sua classe contro un Chievo che avrebbe meritato di uscire indenne da San Siro. E adesso il Milan è a meno uno dai Campioni d'Italia in carica e in pectore. Se l'Inter perdesse questo scudetto realizzerebbe un'impresa storica. È come se giocasse il Mondo contro Nessuno. E il Mondo finisse kappaò. La Roma ha fatto vedere tutti i suoi limiti al pomeriggio, all'Ardenza, contentandosi - eccome - di portare a casa un punto dopo avere subito la sana furia del Livorno di Cosmi, meritevole di sorte ben diversa da quella che il destino gli sta preparando. Il Milan, la sera, è stato di sconvolgente pochezza fino a metà della ripresa e all'assalto finale: niente più di una truppa di soldati smarriti e stanchi tenuti faticosamente in gara prima da un Ronaldinho strepitoso e giustamente amareggiato di far parte di una squadra che già gli ha negato l'Europa e forse gli costerà anche il Mondiale. Era anche caduto, il Milan, alla fine del primo tempo, per un gol di Yepes annullato da Morganti per un inesistente fuorigioco. Se Mourinho ripetesse la sua filastrocca contro gli arbitri stavolta avrebbe pienamente ragione. Ma dovrà pensare al Chelsea - che gli auguriamo di battere - prima di riprendere la caccia al tricolore. Il Chievo avrebbe meritato ben altra sorte, anche di vincere, avendo offerto un'espressione di calcio assolutamente superiore non solo sul piano agonistico (un pressing asfissiante, un gioco d'anticipo inesorabile) ma anche per qualità tecnica e tattica. Mimmo Di Carlo non ha sbagliato una mossa, Leonardo s'è fatto irretire dai reduci da antiche vittorie - come Gattuso e Pirlo - incapaci di reggere il ritmo di questa brillante e divertente provinciale; se vorrà superare i prossimi impegni dovrà raccogliere intorno a Ronaldinho e Seedorf non vecchie glorie ma atleti veri, a costo di cercarli fra i ragazzi della Primavera. Mentre affidiamo a Collina e Nicchi le giuste riflessioni sul comportamento di Banti a Napoli e Morganti a Milano, registriamo una pochezza tecnica complessiva delle altre protagoniste, unica spiegazione alla insolita quantità di gol segnati al pomeriggio. Un plauso al Siena e al Livorno che hanno preso a ceffoni Juventus e Roma. Purtroppo restando sul fondo con l'Atalanta. E la disperata Lazio.

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