Il bando sospeso, aspiranti stagisti in coda dalle 4 del mattino

Stamattina in cinquecento hanno protestato all'Ircac di Palermo. Le domande poi sono state accolte

Palermo. “Ho cinque figli a carico e mia moglie è incinta del sesto. Ho ventotto anni, sono ex detenuto e sono venuto a prendere il turno alle 4 del mattino per potere avere una seconda opportunità”. Questa è la speranza di G. A. uno dei cinquecento aspiranti stagisti del progetto Open – per il contrasto alle nuove povertà – che stamattina hanno protestato davanti alla sede dell’Ircac in via Ausonia A Palermo, chiedendo di  potere consegnare la domanda di partecipazione al bando. Per molti il progetto è una possibilità concreta per reinserirsi nella società e per sopravvivere. Come lo è per G. S. anche lui ex detenuto e papà di due bambini: “Chiediamo che vengano accettate le nostre domande. Anche se il tirocinio dura per un anno, e la retribuzione è minima, per me è l’unico modo per mantenere la mia famiglia. Spero in questo minimo proprio per fare la spesa”. Chi non ha da mangiare è E. F. che, dopo avere scontato 9 anni di detenzione, non ha avuto modo di trovare un lavoro. “Mi danno da mangiare mia madre, mio suocero, mia sorella. Anche gli amici si prendono cura di me. Se non fosse per loro potrei morire di fame”, dice con tono amaro. Chi esterna rabbia invece è D. R., quarantenne laureata in Giurisprudenza: “E’ vergognoso, non sappiamo più come vivere. Anche noi laureati siamo ridotti ad accontentarci di stage retribuiti. Siamo persone senza futuro”. Anche una insegnante di scuola dell’infanzia spera in questo progetto. “Ho 37 anni e ho due bambini. Sono anche invalida per artrite reumatoride. Da anni sono nelle graduatorie in attesa di potere inserirmi nelle scuole, la chiamata non è mai arrivata”. Invalida è anche un’altra giovane mamma di tre figli e moglie di un detenuto che sta attualmente scontando la pena in carcere. “Anche io sono qua dalle 4 del mattino per prendere il turno e soffro di meningite cronica”. Chi è in via Ausonia da mezzanotte è D. G. disoccupato di 38 anni con tre figli a carico, nonché uno dei delegati che hanno parlato in colloquio privato con Pietro Rao, il presidente di Italia Lavoro Sicilia, e dice: “Spero solo che le nostre domande siano ritenute valide. Non vogliamo che ci siano dei favoriti. Tutti abbiamo il diritto di candidarci al bando e questo diritto ce lo devono garantire”.M.L.

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