Quel concorso vinto 20 anni fa e l'assunzione che non arriva

Nel lontano 1990 ho vinto un concorso pubblico per titoli come “ausiliare asilo nido” al Comune di Alia, in provincia di Palermo. Avere un posto di lavoro per un giovane significa pensare al proprio futuro. Per me, purtroppo, non è stato così. Il mio sacrosanto diritto al lavoro è stato calpestato. Nonostante siano passati 20 anni, ad oggi ancora non sono stato assunto. Anzi, sono stato persino querelato perché ho osato difendere con forza ciò che avevo conquistato. In questi anni non sono stato a guardare. Ho chiesto aiuto e solidarietà alle più alte cariche dello Stato e alla magistratura. Ho presentato ricorso, sono stato costretto a rivolgermi ad un avvocato, ho dovuto affrontare spese rilevanti. Ogni tentativo, però, è stato vano.
I pareri dei giudici sono stati altalenanti. Sono certo di aver avuto tutte le carte in regola per ottenere giustizia. E, invece, ho dovuto subire sentenze giudiziarie intrise di assurdi cavilli burocratici e giurisprudenziali. Ho subito gravi danni morali e patrimoniali, ho vissuto momenti di sofferenza ed angoscia perché il mio futuro era stato distrutto. Mi sono stati negati venti anni di stipendio sicuro e il diritto alla previdenza e ai contributi. E oggi il Comune, paradossalmente, mi impone di pagare tutte le spese processuali, minacciando un procedimento di pignoramento di un quinto del mio attuale misero stipendio da precario, pari ad appena 500 euro. Tutto questo è inaccettabile. Dov’è la giustizia? Non sopporto che a pagare sia sempre la povera gente. Tutto ciò è un’offesa alla dignità della persona!
Per questo rivolgo un appello al presidente della Repubblica affinché possa essere instaurata una politica di attenzione e di servizio verso i cittadini, a tutela e garanzia dei
diritti di tutti. Solo allora mi sentirò di vivere in uno Stato civile e democratico.
Giuseppe Lo Dico, Alia (Palermo)


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