Decreto salva liste, Di Pietro si scaglia contro il presidente Napolitano

Toni alti per il leader dell'Idv: "Dico no a chi lascia fuori dalle accuse chi aveva la responsabilità di controllare". Il premier Berlusconi passa al contrattacco: "La sinistra è il partito dell'odio"

Roma. Non ci sono mezzi termini per Antonio Di Pietro. Dopo il varo del cosiddetto decreto salva liste, che ha permesso all’attuale presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, di tornare in corsa per le prossime elezioni regionali, il leader di Italia dei valori continua il suo attacco al Quirinale e a chi lo difende: “Dico no al falso perbenismo da parte di chi sostiene che la colpa sia soltanto di chi ha commesso questo fatto grave, lasciando fuori le responsabilità di chi doveva fare da controllore” ha detto Di Pietro, riferendosi al comportamento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. “Siamo di fronte ad un governo – ha continuato – e ad una maggioranza che modificano le regole a proprio uso e consumo”. Toni null’affatto pacati anche da monsignor Domenico Mogavero, capo degli affari giuridici della Cei, che ha detto: “E’ altamente scorretto cambiare le regole del gioco mentre il gioco è già in atto perché si legittima ogni intervento arbitrario”. Sulla questione il premier Silvio Berlusconi ha contrattaccato: “Dalla sinistra solo insulti. Una sinistra che ormai si è ammanettata a Di Pietro che è il partito dell’odio e dell’invidia sociale”. Maggiori dettagli si possono leggere nell’edizione cartacea del Giornale di Sicilia, oggi in edicola.   

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