Mafia, con i boss indagati Mori e De Donno

i due sono sotto inchiesta, insieme a Totò Riina, Bernardo Provenzano e ad Antonino Cinà, per la cosiddetta trattativa tra Cosa nostra e lo Stato

Palermo. Anche il generale Mario Mori, ex vicecomandante dei reparti speciali dei carabinieri, nonché ex direttore del servizio segreto civile, ed il suo braccio destro Giuseppe De Donno, sono sotto inchiesta - insieme ai boss Totò Riina, Bernardo Provenzano e ad Antonino Cinà - per la cosiddetta trattativa tra Cosa nostra e lo Stato.  La notizia viene riportata oggi da alcuni quotidiani. I nomi dei due ufficiali sono iscritti nel registro degli indagati dalla procura di Palermo, in relazione all'articolo 338 del codice di procedura penale: "violenza o minaccia a un corpo politico amministrativo o giudiziario". L'indagine nei confronti di Riina, Provenzano e Cinà era già nota. I capimafia avrebbero promesso, in cambio di alcuni favori (come ad esempio la revisione del maxi-processo o la modifica delle leggi sui pentiti) di fermare la strategia stragista. L'iscrizione di Mori e De Donno nel registro degli indagati é collegata alle dichiarazioni dell'ex ministro della Giustizia Claudio Martelli e dell'ex direttore generale degli affari penali, Liliana Ferraro. Quest'ultima raccontò all'allora Guardasigilli che nel giugno del '92, tra la strage di Capaci e quella di via D'Amelio, sarebbe stata avvicinata dal capitano De Donno che l'aveva informata di avvere avviato contatti con l'ex sindaco mafioso Vito Ciancimino. Una circostanza smentita dallo stesso De Donno. Il generale Mori per la terza volta si trova coinvolto in un processo di mafia a Palermo: dopo le accuse per la mancata perquisizione del covo dove si nascondeva Totò Riina (che lo ha visto assolto assieme al capitano 'Ultimo') è imputato in un altro processo, in cui ha deposto ieri, con l'accusa di avere 'coperto' insieme al colonnello Mauro Obinu la latitanza del boss Bernardo Provenzano.

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