La Cgil: difendiamo chi lavora nella formazione “Pensiamo di più all’efficienza”

di DANIELA CIRALLI

Nell'articolo firmato da Nino Sunseri ( GdS del 25 febbraio) ci sono alcuni elementi che è forse utile chiarire. Il primo riguarda la «severità e il rigore», che secondo il commentatore i sindacati perseguirebbero a patto che riguardi gli altri. Alla Cgil risulta che l'assessore regionale alla formazione abbia operato un taglio di circa il 4% sul piano di formazione professionale del 2010. Ci risulta anche che questi tagli non andranno a incidere sugli sprechi e neanche sul «sistema» nel suo complesso. Ne deriverà solo che a un certo punto dell'anno alcuni enti non potranno pagare gli stipendi. Per la Cgil si tratta di un'operazione di maquillage, mentre cosa ben diversa sarebbe rivedere i criteri di accreditamento degli enti, verificare se i requisiti persistono nel tempo, vigilare sul blocco delle assunzioni (che tuttavia può essere soltanto «suggerito» trattandosi di soggetti privati), avviare una politica effettiva di riduzione del personale. È tutto quello che i sindacati sollecitano e che la Cgil sostiene almeno da un decennio. Per quanto riguarda la Cgil possiamo peraltro affermare che il ruolo di agnello sacrificale non le compete giacché questa organizzazione - forse Sunseri non è informato - non ha interessi nel sistema regionale di formazione professionale (li ha avuti ma ne è fuori da anni) se non quello di tutelare i lavoratori. Chiedere a un sindacato di non farlo ci sembra francamente eccessivo. Non volere leggere la nostra disponibilità a parlare del personale anche in termini di ricollocazioni o di accompagnamento alla pensione, ci sembra ingeneroso. Quanto agli enti storici o meno sicuramente ce ne saranno di efficienti sia tra gli uni che tra gli altri. Così come di inefficienti. Va verificato. Condividiamo l'idea che nella formazione professionale ci voglia un cambio di passo. Così come il fatto che ci vogliano «fermezza e visione strategica» per far sì che questa diventi realmente utile, soprattutto a chi frequenta i corsi. Il punto però è che finora, indipendentemente dalle simpatie politiche dell'ultimo assessore, non vediamo nè l'una nè l'altra. E siccome è noto come il settore sia stato nei decenni crocevia di interessi non può che sorgere il legittimo dubbio e la preoccupazione che la politica voglia continuare a fare rimanere le cose come sono. Come si vede dunque la Cgil non fa nessuna barricata a difesa del vecchio sistema.
*Ufficio stampa Cgil Sicilia


di NINO SUNSERI

Non è compito nostro difendere le scelte dell’assessore. Lo fa benissimo da solo. Troviamo, invece, molto curiosa questa polemica fra la Cgil e un amministratore, come il professor Mario Centorrino che mai ha nascosto le simpatie per i partiti di sinistra. Un segno dei tempi. Una volta, in Italia, si parlava di «compagni che sbagliano». Ora non più. Così come sono scomparsi i «governi amici» dei sindacati. Figuriamoci se possono sopravvivere gli «assessori amici». Di tutto questo, come autentici liberali, non possiamo che essere soddisfatti.
Resta il fatto che le obiezioni della Cgil Sicilia non ci convincono fino in fondo. È forte il dubbio che, come al solito, prevalga il vizio del «benaltrismo». Per la serie che quando c'è un problema che non si vuole affrontare né, tantomeno risolvere, si trova subito la via d'uscita. La fuga nel «ben altro». Un alibi di ferro: inutile occuparsi del tema sul tappeto essendo veramente questione minuscola rispetto alle reali priorità del momento. In nome del «benaltrismo» i problemi vengono lasciati ad ammuffire. Ecco perché non ci piace l'affermazione secondo cui i tagli del 4% non vanno a incidere sugli sprechi ma sulla carne viva dei dipendenti che, ad un certo momento dell'anno resteranno senza stipendio. Non sappiamo se è davvero così. Sappiamo però come si fanno i budget. Servono a fissare annualmente tetti e criteri di spesa. Toccherà poi all’ente starci dentro con le spese e, in questo senso, non fa nessuna differenza se pubblico o privato. Con le risorse disponibili dovrà organizzarsi per fornire il servizio richiesto dalla Regione. Niente di più e niente di meno. Il metodo che utilizzerà per raggiungere lo scopo è frutto della capacità gestionale dei suoi dirigenti. Più saranno efficienti meglio riusciranno a fare il loro lavoro contenendo le uscite. È il principio di efficienza: massimo dei risultati con il minimo di risorse. In realtà la formazione in Sicilia ripete, in misura esponenziale, il problema di tutta la scuola italiana (non a caso anch'essa dominata dal sindacato). Quello che conta è lo stipendio degli insegnanti e del resto dell'apparato. Di tutto il resto non importa nulla a nessuno. Non ai sindacati. Purtroppo nemmeno ai politici.

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