Meno tasse? Nessun governo può ridurle senza risorse

Carissimo condirettore,

vorrei una sua opinione sull'ultima trovata del nostro “premier”, scusi le virgolette ma se Berlusconi è un premier mi immagino i “seconder”, parlo delle due sole aliquote fiscali. Qualche anno fa la proposta delle due aliquote era già stata paventata dal nostro presidente del consiglio, si tratterebbe di una aliquota per i redditi minori al 23% e di un'altra al 33% per tutti gli altri redditi.
E siamo alle solite, i ricchi pagheranno indipendentemente dal loro reddito una aliquota molto più bassa di quella in vigore oggi mentre quelli che non hanno i soldi per arrivare alla fine del mese nulla cambierebbe. Un vero e proprio Robin Hood al contrario, non considerando i vari scudi fiscali e quelli che le tasse non le pagano e continueranno a non pagarle.
Capisco la vostra sudditanza nei riguardi dell'attuale Governo ma penso che chiunque sarà costretto a pagare le tasse come quelli che hanno i miliardi, non si sa spesso come accumulati, non saranno certamente contenti.
Io che sono un monoreddito, impiegato pubblico con casa in affitto, continuerò a stringere la cinghia mentre a quelli che hanno i soldi improvvisamente il nostro premier raddoppierà il capitale come premio per essere ricchi.
So che la risposta sarà che questa mia lettera è demagogica perché quando non si ha come rispondere la scusa della demagogia è sempre la più facile.
Un'ultima domanda: mi citi almeno una legge, fatta da questo Governo, che tuteli le famiglie con redditi medio bassi.
Ma questo non ha importanza, perché per il popolo italiano la priorità è la riforma della giustizia così dice il nostro amatissimo Governo.
Saluti.
Francesco Sortino, Palermo


Siamo anche noi perplessi, signor Sortino. Il proposito di ammodernare e semplificare il fisco è ottimo. Ma la comunicazione è oscura. Se solo si volessero portare le aliquote su due livelli, il 33 per cento (per le attuali 38,41 e 43) e il 23 (per quella del 27) saremmo, come Lei scrive, dei Robin Hood rovesciati. Perché gli sconti maggiori li avrebbero i più ricchi. Ma le cose non dovrebbero star così. Intanto lo stesso Berlusconi precisa che di questi due livelli lui non ha detto. Se ne parla pensando alla vecchia proposta di tanti anni fa. Dove però, insieme ai due livelli, si prevedeva l’ampliamento della “no tax area” (ossia di quanti dalle tasse sono esenti). È ovvio poi che le  nuove aliquote  saranno legate ad una linea di deduzioni, sgravi e detrazioni per perequare squilibri e distorsioni. Stia tranquillo, signor Sortino. Un governo può piacere o no (e a Lei l’attuale, vediamo, non piace affatto). Ma solo un esecutivo di sprovveduti potrebbe mettere in atto una riforma fiscale che comporti un aumento delle tasse per chi ne paga già troppe. Se riforma si farà, avremo tutti da guadagnarci. Ma la riforma non è facile. Berlusconi ha fatto benissimo a mettere in chiaro che  di riduzioni fiscali, perdurando questa crisi, è inutile parlare. Non ci sono risorse. Come si diceva un tempo: non c’è trippa per i gatti.
Per noi il punto vero è un altro. Le risorse ci sarebbero. Ma per trovarle sono necessari forti tagli della spesa statale. Ancora straripante. Essendo diffusi sprechi pubblici, affarismi privati e sovraccosti della politica. Contro i quali hanno fatto male tutti i governi. Compreso l’attuale. Che non sempre ci piace. Avremmo preferito politiche di maggior sostegno alle imprese, soprattutto alle piccole e alle medie. E pure una seria riforma delle pensioni ( in Italia sono più generose di quanto non siano in paesi più ricchi del nostro. Ma non ha demeritato nella gestione della crisi. Lo dicono l’Ocse, l’ Eurostat e la  Ue. I dati dell’Italia sono tra i migliori in Europa. Come riconos
ce lo stesso Jean-Claude Trichet, capo della Banca europea. Le famiglie a basso reddito, lei chiede? Ma il poco che si è potuto fare è andato ai redditi medio bassi. La social card, per esempio. Oppure l’abolizione dell’Ici sulle prime case (con l’eccezione di quelle di maggior valore). O ancora l’estensione degli ammortizzatori sociali…
Benché non del tutto soddisfatti, non possiamo dir male di questo governo. Proprio no. Sudditanza? Non può limitarsi a dire, signor Sortino, che abbiamo idee diverse dalle sue. Sarebbe meno offensivo e più democratico. Quanto poi alla riforma della giustizia, siamo d’accordo con il capo dello Stato. Il quale sostiene, nel discorso di Capodanno, che essa non può più restare sospesa. Priorità o no, bisogna farla. Perché, diciamo noi, bisogna ristabilire un equilibrio tra magistratura, parlamento e governo. Dal momento che  oggi la prima prevale sui secondi. Tutto qui. Per esser chiari, signor Sortino. Noi non vogliamo essere contro il premier “a prescindere”. Come invece ci sembra voglia fare Lei.

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