La marina militare Usa taglia 62 posti a Sigonella

Previsti 29 licenziamenti anche a Napoli. I sindacati proclamano lo stato di agitazione in tutte le basi statunitensi d'Italia

Catania. Crisi e globalizzazione colpiscono anche la marina militare statunitense che si appresta a tagliare, entro il 2010, personale civile americano e italiano impiegato nelle basi di Napoli e Sigonella (Catania) per un processo di "adeguamento dell'organico". Gli esuberi, che, secondo la Us Navy, riguarda "personale più necessario come supporto alle attività del comando" hanno fatto scattare l'allarme tra i sindacati che hanno proclamato lo stato di agitazione in tutte le basi Usa in Italia.
I posti di lavoro a rischio tra il personale italiano, secondo Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, sono 91: sono stati infatti annunciati i licenziati di 62 lavoratori occupati nella sede di Sigonella e 29 in quella di Napoli. I rappresentanti sindacali hanno richiesto all'ambasciata Usa "la convocazione urgente delle parti per tentare una risoluzione della vertenza". I sindacati "contestano il metodo di comunicazione dei licenziamenti" e considerano l'accaduto "lesivo per i diritti dei lavoratori".
"Oltre a non essere in linea con la normativa del contratto nazionale - spiega il segretario della Fisascat Cisl etnea Tony Fiorenza - l'atteggiamento della società dai cui dipendono i lavoratori delle basi è contrario a corrette relazioni sindacali perché i media erano a conoscenza dei preannunciati licenziamenti prima delle organizzazioni sindacali".
La "revisione della composizione del personale" attuata dalla Us Navy "ha rivelato che in realtà il nostro organico è superiore alle nostre esigenze" ha spiegato il contrammiraglio David Mercer, comandante di U.S. Navy Region Europe, Africa, Southwest Asia, precisando che "di conseguenza, circa 150 posti di lavoro saranno sottoposti ad un processo di adeguamento nel corso del 2010". Questi provvedimenti "avranno un impatto sia sul personale civile americano che locale; ma non hanno l'obiettivo di sostituire dipendenti locali con dipendenti americani", ha precisato Mercer, garantendo che "tutti i nostri saranno trattati in modo equo e tenuti informati".
Un atteggiamento che "non convince affatto" i sindacati. "A settembre del 2009 - rivela Fiorenza - abbiamo fatto la riunione annuale e i responsabili Usa hanno garantito che per il 2010 non ci sarebbero stati esuberi nell'organico. Questa decisione, tra l'altro, è stranissima: come si fa a ridurre il personale quando a Sigonella si sono investiti centinaia di milioni di euro per abbattere le due basi e ricostruirle. Non solo, ma a Sigonella è previsto un aumento dell'organico militare. Come si fa a potenziare la struttura e a 'distruggere' l'ufficio tecnico? Non lo permetteremo e chiederemo la loro ricollocazione nella base. Anche perché in altri settori sono annunciate assunzioni...".
Dall'Us Navy si sottolinea "l'adeguamento dell'organico, verrà attuato facendo ricorso a diverse strategie, tra cui "la possibilità di pensionamento per coloro che ne abbiano raggiunto i requisiti; la ricollocazione del personale in altri posti di lavoro vacanti laddove le loro competenze lo consentano; in caso di approvazione, incentivi per la risoluzione volontaria del rapporto di lavoro; e, ove possibile, la riqualificazione professionale".

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