Sicilia, Cronaca

Sanseverino: noi avvocati lasciati spesso soli

Il presidente dell’Ordine di Palermo punta il dito contro chi demonizza i professionisti, parlando di una categoria “assoldata” da questo o quel cliente

Palermo. Un gesto preoccupante, un atto bestiale che ha l’obiettivo di far paura a un professionista che ha l’unica colpa di fare bene il proprio lavoro. Enrico Sanseverino, presidente dell’Ordine degli avvocati di Palermo, analizza l’aggressione a Enzo Fragalà, il professionista ridotto in fin di vita a bastonate martedì sera, mentre usciva dal suo studio in centro, di fronte al palazzo di giustizia del capoluogo.
Sanseverino, che ieri, d’accordo con i colleghi, ha deciso di fermare le udienze per un giorno in senso di solidarietà nei confronti di Fragalà, punta il dito contro chi demonizza gli avvocati, parlando di una categoria “assoldata” da questo o quel cliente.
Avvocato Sanseverino, che idea si è fatto dell’aggressione a Fragalà?
“È allarmante, nella misura in cui un avvocato viene aggredito nell’esercizio della professione e per il suo lavoro. Non è mai successo prima. Fragalà ha fatto solo il suo dovere. Perché è sulla sua attività che bisogna indagare, sarà poi compito dei giudici capire il motivo”.

In città c’è molta tensione su questa vicenda.
“La classe forense deve capire come la nostra sia una professione a rischio. Troppo spesso siamo additati in termini spregiativi. Qualcuno parla di noi come gente ‘assoldata’. Bisogna darsi una regolata”.

Qualcuno ha parlato di porto d’armi per i professionisti.
“Sono contrario. Per mia natura considero estremamente pericoloso che un cittadino giri armato”.

A colpire è stata la mafia?
“Sono portato ad escluderlo. È un atto di bestiale violenza che qualifica l’aggressore: un vile. Forse un individuo isolato”.

Cosa farete adesso?
“Per domani è stata convocata una assemblea da parte della Camera penale di Palermo. Valuteremo con gli altri colleghi le iniziative migliori. Anche la stampa deve svolgere la propria funzione. Chiediamo a tutti più attenzione”.

È a rischio qualsiasi professionista?
“Pochi giorni fa si è parlato del professore Bosio e della sua punizione, in quel caso da parte della mafia, per aver detto no. I liberi professionisti sono categorie a rischio. Lo è chi svolge bene il proprio lavoro”.

Le è mai capitato di avere paura?
“Si può avvertire uno stato di disagio. È particolarmente antipatico questo clima diffuso che spesso siamo costretti a subire. Quante volte ci si dice: voi avvocati non sapete battere il pugno. Noi abbiamo il dovere giuridico e morale di difendere ma senza sposarne le cause”.

E la categoria? Come ha reagito?
“Ieri per la prima volta ho visto i giovani colleghi essere ancora più consapevoli del loro ruolo, si sono sentiti parte integrante di questo mondo. Questo ci dà la forza”.

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