La Cei: "Sempre più donne nella mafia"

Presentato il documento "Chiesa e Mezzogiorno" nel quale i vescovi denunciano "ogni forma di familismo e fatalismo"

Roma. Nel documento "Chiesa e Mezzogiorno", i vescovi italiani denunciano le forme di familismo, fatalismo e violenza di cui continuano ad essere vittime le donne nel Sud d'Italia, con un'ulteriore aggravante: a loro viene anche assegnato un ruolo di primo piano nella criminalità organizzata, e su ciò la Chiesa lancia un vero allarme.
Molte - secondo la Cei - sono le "barriere ancora da superare, sia sul versante culturale che su quello sociale" per le donne. Sussistono infatti "visioni inaccettabili, come quelle alla base di un certo familismo o di una svalutazione della maternità e, più di recente, del ruolo di primo piano che le donne vengono a rivestire nella criminalità organizzata".
"Non è possibile mobilitare il Mezzogiorno senza che esso si liberi da quelle catene che non gli permettono di sprigionare le proprie energie", per questo la Cei condanna "con forza" una "delle sue piaghe più profonde e durature", un vero e proprio "cancro": la mafia.  Nel nuovo documento per il Sud, i vescovi italiani parlano della criminalità organizzata, "rappresentata soprattutto - dicono - dalle mafie che avvelenano la vita sociale, pervertono la mente e il cuore di tanti giovani, soffocano l'economia, deformano il volto autentico del Sud". Le mafie, aggiunge la Cei, "sono la configurazione più drammatica del male e del peccato".
Inoltre per la Cei òa mafia "non può e non deve dettare i tempi e i ritmi dell'economia e della politica meridionali, diventando il luogo privilegiato di ogni tipo di intermediazione e mettendo in crisi il sistema democratico del Paese, perché il controllo malavitoso del territorio porta di fatto a una forte limitazione, se non addirittura all'esautoramento, dell'autorità dello Stato e degli enti pubblici".
Le risorse "preziose" del Sud "stenteranno a sprigionarsi fino a quando gli uomini e le donne del Sud non comprenderanno che non possono attendere da altri ciò che dipende da loro". "Va contrastata - scrivono i vescovi nel nuovo documento sulla situazione del Sud - ogni forma di rassegnazione e fatalismo".
"Una mentalità inoperosa e rinunciataria può rivelarsi un ostacolo insormontabile allo sviluppo, più dannoso della mancanza di risorse economiche e di strutture adeguate", rimarca la Cei spiegando - nel'invito al coraggio e alla speranza,  contenuto nel documento - che "per le comunità cristiane e per i singoli fedeli un atteggiamento costruttivo rappresenta lo spazio spirituale entro cui progettare e attivare ogni iniziativa pastorale per crescere nella speranza".  

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