Fragalà, padre Lo Bue: "L'ho sentito ieri, era allegro"

Il parroco all'ospedale Civico per dare conforto ai familiari: "Lo conosco dal 1983, era impegnato nel sociale, si batteva per il recupero dei tossicodipendenti"

Palermo. Le cause in tribunale, la passione per la politica, ma Enzo Fragalà, l’avvocato aggredito ieri sera a Palermo, nelle sue giornate convulse, trova anche il tempo per dedicarsi al sociale. In particolare ai tossicodipendenti.
Ed ha pensato proprio a uno di questi giovani, il penalista ieri sera, prima dell’agguato all’uscita dal suo studio legale. Lo rivela padre Salvatore Lo Bue che intorno alle 17,45 di ieri ha parlato al telefono con Fragalà, un amico. Lo Bue ha fondato più di vent’anni fa una comunità di recupero per tossicodipendenti a Bagheria ed è impegnato da decenni nella lotta alla mafia. “Conosco Fragalà dal 1983 – racconta Lo Bue nell’affollato corridoio dell’ospedale Civico per dare sostegno ai familiari dell’avvocato in coma profondo – e posso dire che è sempre stata una persona tranquilla, anche verso i suoi rivali politici”. Poi l’impegno comune per dare una mano ai ragazzi schiavi della droga. “Abbiamo parlato del caso di un giovane fino a ieri pomeriggio, Enzo era allegro e disponibilissimo.  Si è anche spesso occupato di ragazzi finiti in carcere per spaccio. Insomma è un uomo mite con una profonda sensibilità e tutti speriamo che ce la faccia”. L. Ans. Fra. S.

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