Soldi, una vecchia questione

L’incertezza tra crisi economica e segnali di ripresa stimola gli economisti e i sociologi a riflettere, con saggi e analisi, sui grandi nodi di politica economica, italiani e internazionali. Fra i più recenti ne ricordiamo alcuni, per l'originalità delle tesi, per le provocazioni contenute e per le proposte. Cominciamo con Luca Ricolfi, un sociologo che ama molto le cifre (non a caso insegna Analisi dei dati all'Università di Torino). Nel saggio Il sacco del nord (Guerini e Associati) l'autore ha compiuto un'accurata indagine sulle risorse finanziarie delle regioni italiane, scoprendo che ogni anno almeno 50 miliardi di euro se ne vanno, senza alcuna giustificazione, dalle regioni settentrionali. Le fonti utilizzate non sono solo quelle ufficiali ma anche quelle delle singole regioni.

Ricolfi, che si definisce un intellettuale di sinistra, non risparmia critiche e rampogne neppure a uomini della sua stessa parte politica, soprattutto quando questi uomini svolgono ruoli da massimalisti e da demagoghi. Non accetta, ad esempio, una sinistra che «accetta una declinazione del principio di eguaglianza ignorando quello di responsabilità»; non accetta «una sinistra che alimenta il vittimismo e la cultura dei diritti, ma sui doveri parla una lingua biforcuta o si esercita nell'arte del doppio standard... una sinistra per cui vi sono reati buoni e reati cattivi. Sanatorie sacrosante e sanatorie immorali. Sprechi da combattere e sprechi su cui chiudere un occhio. Gruppi sociali che hanno sempre ragione e gruppi sociali che hanno sempre torto. Territori che hanno una sorta di diritto naturale alla solidarietà e territori che hanno il dovere di concederla, sempre e comunque. Una sinistra iniqua per come la vedo io». Concordiamo con questa riflessione ed abbiamo molto apprezzato il complesso lavoro di Ricolfi, che risicherebbe un discorso molto più ampio.

C'è un altro saggio su cui vogliamo soffermarci per le tesi estremamente originali e per il linguaggio denso, colto e brillante, quello dell'economista Giorgio Ruffolo, Un paese troppo lungo (Einaudi). Ruffolo, da mezzo secolo, è un personaggio di primo piano del riformismo italiano come dirigente della programmazione economica, come ministro, come studioso, come parlamentare. In questo saggio spiega perché l'unità nazionale è stata sempre minacciata e mai realmente attuata. E adesso che siamo alla vigilia del 150° anniversario dell'Unità si avvertono ancora più forti quelle spinte che puntano alla dissoluzione dello Stato unitario. Forse, osserva l'autore, le origini storiche della «disunità» risalgono all'invasione degli arabi che non riuscirono mai a conquistare l'intera penisola. Non vi riuscirono i normanni e gli svevi e neppure Federico II. Si dovette attendere l’800 per compiere quel disegno sognato dai nostri avi. Oggi però le minacce sono più pericolose, sia dal nord («anche se in forme provocatorie ma tutto sommato pacifiche») che dal sud, nella secessione criminale delle mafie. Ma una speranza, per fortuna, c'è. «Realizzare attorno a un progetto nuovo di unità nazionale una vasta rete di solidarietà sarebbe il segno che la “gente”, oggi abbandonata all'autoritratto sterile dei sondaggi, può ancora trasformarsi, riconoscendosi nel suo passato, impegnandosi nella costruzione del suo futuro in “popolo”».Le analisi di Giorgio Ruffolo si confermano di grande spessore, uno stimolo a nuove riflessioni, soprattutto in materia di politica del Mezzogiorno, che da qualche decennio appare sempre più la Cenerentola dell'economia italiana. Per la verità ci ha provato, con rigore e serietà, un economista nordista, ministro e ora candidato a sindaco di Venezia, Renato Brunetta, col saggio Sud (Donzelli). L'autore sostiene giustamente che i 150 anni di unità d'Italia coincidono con i 150 anni di «questione meridionale». Ci rassegneremo, dice il ministro, a tenercela per sempre o vogliamo provare a invertire la tendenza? Per la verità quasi tutti i governi ci hanno provato, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ma le proposte di Brunetta sono di grande interesse e vale la pena di discuterle, anche se, come è nello stile di questo intellettuale, provocatorie. L'agenda per il sud, secondo l'autore, dovrebbe comprendere l'aumento del tasso di certezze ed efficienze, di legalità e fiducia; un miglior funzionamento della macchina statale; coniugare il federalismo con una vera regia nazionale; aprire il Mezzogiorno agli scenari di una nuova prospettiva europea. C'è di che discutere.

Infine, una segnalazione. Riguarda una raccolta di brevi saggi di Giorgio Pasquarelli, Occhio al futuro (Cantagalli- Rai Eri). Il libro dell'ex direttore generale della Rai (è stato anche un apprezzato giornalista economico del Tg1 ed anche un manager) spazia dall'economia alla politica, ai problemi della tutela ambientale e della bioetica e molte altre cose ancora. In queste «pillole» si analizzano quasi tutti i problemi scottanti della nostra società, con passione civile,con competenza e lucidità veramente ammirevoli.

 

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