Folla ai funerali di Giorgio Li Bassi, il ricordo di amici e familiari

Nella cattedrale di Palermo l'ultimo saluto all'attore scomparso due giorni fa. Paride Benassai: "L'ho sognato ieri. Mi parlava. È stato unico, insostituibile"

Palermo. Cattedrale di Palermo. Con la mano sul berretto, così Giorgio Li Bassi ha dato l’ultimo saluto alla città, a coloro che l’hanno amato e che ha amato. Dalla foto in bianco e nero, appoggiata sulla bara, sprizza vivido il suo fare canzonatorio e pragmatico. Come se volesse dire a tutti, “Amici miei, niente pianti e cerimonie, salutiamoci e basta”. La sua presenza si sente ancora forte, ancora fisica, lo si vede dalle decine di giovani e anziani, che si affollano nei primi banchi e nelle navate laterali per stare vicino al loro compagno. Colleghi, amici, parenti, una grande famiglia tenuta unita dalla grande umanità di Giorgio. Come ricorda al microfono la figlia Floriana che, sorretta da un amico in lacrime, con voce tremula trova la forza di leggere una lettera scritta al papà. “Sei stato l’angelo più buono del mondo. Che tutta la città sappia quanto sei stato generoso. Hai sempre accolto tutti nel tuo cuore, e tutti hai aiutato anche se non potevi. Hai amato incondizionatamente”. Ed i presenti ricordano bene l’altruismo dell’attore, lo manifestano con il lungo applauso con cui accolgono le parole della “picciridda”, così la chiamava Giorgio. Marcello Mordino, il cabarettista palermitano evoca il suo altruismo: “A lui piaceva tenere contatti con la gente. Il più bel ricordo sono le passeggiate che facevo con lui. Si soffermava e parlava con chiunque, dava ascolto”. Anche Ernesto Maria Ponte lo ricorda in questo modo: “Anche se non abbiamo lavorato spesso insieme e non ci vedevamo, almeno una volta al mese mi chiamava per sapere come stavo”. Con i giovani soprattutto amava legare, lui che si definiva “un vecchio emergente al soldo di giovani emergenti”. A rievocare l’immagine di questo umile maestro sono le battute che si scambiano tra di loro alcuni ragazzi mentre accompagnano il feretro verso l’uscita. Sono gli attori dell’Ats -  Spazio zero che ricordano, con il sorriso, le battute che Giorgio era solito fare. Uno di loro dice: “Si metteva al nostro pari. Voleva essere chiamato Giorgio. Ci ha aiutato tantissimo, veniva sempre a vederci e ci dava consigli”. Sdrammatizzare era il suo modo di prendere la vita, e lo testimonia chi con lui ha condiviso vita e lavoro. Toni Sperandeo sorride malinconico mentre rivive con la memoria un episodio: “A New York, dove ci recammo ai tempi degli Zii d’America, fu Giorgio con la sua ironia a salvarci da un brutto impiccio con le guardie di un locale. Eravamo andati a sentire Woody Allen suonare -  racconta -. Per tutta la sera ordinammo da bere. Pensando di essere ospiti della comunità di palermitani immigrati che ci aveva accolto, uscimmo senza pagare. Quando alla porta ci bloccarono presentandoci un conto di 400 dollari, Giorgio uscì dalle tasche un sacchetto con banconote da un dollaro, e dandone una ad una al buttafuori disse: ‘Ammannì un facissi accussì’”. Con gli occhi commossi Paride Bennassai legato all’attore da un’amicizia trentennale ammette: “L’ho sognato ieri sera. Mi parlava. È stato unico. Insostituibile. Unico con tutti i suoi limiti e difetti, per questo autentico. Era battagliero, e si dava sempre da fare. Non posso dimenticare quando nel 1976 quando io e Giorgio ci incatenammo in piazza Pretoria per rivendicare il sostegno che meritava il teatro. Una lotta che non ha mai abbandonato”. Presente al  funerale anche il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, senza fascia e seduto al quinto banco. “Se ne va un pezzo di storia – dice -. E proprio perché è un pezzo di storia lascia la memoria. Lo conosco da quando avevo tredici anni. Abitavamo nello stesso palazzo in via Zisa 11 a. Da allora siamo sempre rimasti in contatto”.

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