Sicilia, Società

Cambia la storia di Tutankhamon: non era figlio di Nefertiti

Le rivelazioni sono state fatte dal famoso archeologo Zahi Hawass, nella hall del Museo Egizio del Cairo. "Camminava col bastone e aveva il labbro leporino" ha detto

Il Cairo. Tre grandi teche di vetro con i resti di tre mummie sono allineate tra il palco, sommerso da microfoni di ogni forma e grandezza, ed un nastro blu che delimita l'area dei giornalisti, nella hall del Museo Egizio del Cairo. Intorno un mare di fotografi e cineoperatori che attendono: Zahi Hawass, l'archeologo conosciuto ormai dovunque
come padre delle antichità egizie e per le interviste davanti alle Piramidi, arriva, si ferma sul palco, con alle spalle le due gigantesche statue di Amenhotep III e della regina Tiye e fa il suo annuncio: "Due anni di ricerche sul Dna delle mummie che abbiamo qui davanti ci hanno fatto stabilire che Nefertiti non poté essere la madre di Tutankhamon". La suggestione è alta tra i partecipanti alla conferenza stampa. In un angolo c'é anche Brando Quilici, il documentarista italiano regista e produttore del film sulle ricerche, che ha ottenuto da Discovery Channel il mezzo miliardo di dollari necessario per il video di due ore che la stessa tv diffonderà domenica e lunedì negli Stati Uniti e solo in maggio in Italia. Prima in arabo e poi in inglese, Hawass, affiancato dai medici e dagli specialisti che hanno fatto le ricerche sul Dna dell'illustre mummia - tra questi i tedeschi Carsten Pusch, di Tubinga, e Albert Zink dell'Istituto per le Mummie e l'Uomo di Ghiaccio (Oetzi), di Bolzano - racconta l'affascinante storia degli intrecci di matrimoni tra parenti. Sono questi con grande probabilità causa della debolezza costituzionale e delle malattie alle ossa che provocarono la morte precoce del faraone-giovinetto Tutankhamon, nel 1933 avanti Cristo, a soli 19 anni. "Non è stato assassinato, come ci aveva fatto pensare una ferita nel cranio rilevata anni fa - sottolinea Hawass, che negli anni passati aveva valutato con diffidenza l'ipotesi di un misterioso omicidio - ma morì per la malaria, che lo uccise, favorita dalla sua gracilità costituzionale. Si sa poi che non riusciva a stare in piedi per un difetto all'alluce del piede sinistro. Venne infatti, tra l'altro, raffigurato che tirava all'arco stando seduto, invece che in piedi, come si addice ad un gran faraone. E camminava con un bastone". Il più celebre dei faraoni d'Egitto - ma non certo il più noto per il suo valore, la palma del quale viene da sempre attribuita a Ramesse II - se non era figlio di Nefertiti era però nipote di Amenhotep III e della Regina Tiye e appartengono a loro due delle mummie che attirano senza sosta scatti di fotografi e zoommate di videocamere. E la terza? Sulla teca c'e scritto "Young Lady" e anche lei è stata trovata a Luxor, nella Valle dei Re. Hawass svela un altro risultato sorprendente delle ricerche sul Dna: è la madre di Tutankhamon, ed è anche la figlia di Amenhotep III e di Tiye, ma della quale non si
conosce il nome. E il padre del giovane faraone? Altro colpo di scena: è probabilmente Amenhotep IV, loro figlio, e fratello della sconosciuta "Young Lady", con la quale si era sposato. Più conosciuto come Akhenaton, il presunto papà di Tut era un vero discolo, secondo gli schemi dell'epoca, perché tentò di sostituire il politeismo di Amon con il monoteismo di Aton, al quale dedicò molti templi. Ma il suo disegno fu poi sconfitto
dal clero corrotto e avido che alla sua morte reinstaurò il culto di Amon. Ultimo l'annuncio del ritrovamento di due feti in una camera della tomba di Tutankhamon: "Li studieremo e non escludiamo possano essere suo figli. Ma è tutto da verificare", si cautela Zahi Hawass, suscitando nuove curiosità. "Che effetto fanno queste nuove affermazioni?" chiede il cronista dell'Ansa ad un famoso opinionista egiziano in sala, Anis Mansour, seduto casualmente sotto un colosso di Ramesse II. "Al grosso pubblico, credo non dicano granché, ma dal punto di vista storico e scientifico sono grandi acquisizioni - risponde - almeno fino a quando altri scienziati non scopriranno dati che
modificheranno quanto abbiamo saputo oggi".

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