Mafia, negarono richiesta pizzo: condannati due commercianti

Nel processo d'appello gli imputati erano accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione e favoreggiamento. A otto anni è stato condannato il boss Giovanni Vitrano, a 10 anni Pietro Di Maio, a 10 anni e otto mesi Salvatore Alfano, a 12 Pietro Di Napoli, presunto capo della cosca, e a 13 anni e otto mesi Eugenio Rizzuto

Palermo. Si è concluso con lievi riduzioni di pena per cinque presunti mafiosi, la conferma della condanna di primo grado per due commercianti accusati di favoreggiamento aggravato e l'assoluzione di un terzo il processo, in corso davanti alla terza sezione della corte di appello di Palermo, a carico del clan della Noce e di tre esercenti di attività commerciali. Gli imputati erano accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione e favoreggiamento. A otto anni è stato condannato il boss Giovanni Vitrano, a 10 anni Pietro Di Maio, a 10 anni e otto mesi Salvatore Alfano, a 12 Pietro Di Napoli, presunto capo della cosca, e a 13 anni e
otto mesi Eugenio Rizzuto.  L'unico assolto è il commerciante Natale Di Caro, in primo
anno aveva avuto un anno e due mesi. Confermate le condanne, sempre ad un anno due mesi, inflitte agli altri due commercianti Tommaso La Rosa e Giovanni Ottaviani, accusati di avere negato le richieste di pizzo, nonostante le prove raccolte dagli inquirenti, e avere favorito così Cosa nostra. I giudici hanno confermato tutti i risarcimenti del danno riconosciuti in primo grado alle parti civili: Confcommercio, Confindustria, Sos Impresa, la provincia di Palermo e le associazioni antiracket Addio Pizzo e Fai.

© Riproduzione riservata

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

I più cliccati