Roma spietata, Palermo distratto: all'Olimpico finisce 4 a 1

La squadra di Ranieri passa con due reti di Brighi, Baptista e Riise. I rosanero creano occasioni ma non concretizzano: di Miccoli il gol della bandiera

Roma. Il Palermo si scioglie a Roma, esattamente come la neve caduta ieri nella Capitale. I giallorossi vincono 4 a 1, risultato senza dubbio pesante e in parte bugiardo, ma gli uomini di Ranieri hanno mostrato sul campo una qualità che ancora i rosanero non possiedono e che è una dote essenziale nel dna di una grande squadra: l’essere cinici. Il Palermo dal punto di vista del gioco non è stato inferiore all’avversario, soprattutto nel primo tempo, ma non è riuscito mai a concretizzare le numerose occasioni che via via andava sprecando. Tutto il contrario della Roma, spietata all’occorrenza, trascinata non da Totti (inesistente o quasi in campo) ma dai comprimari, cioè da Brighi (due gol e un assist per lui), Baptsita, Riise e Julio Sergio, che ha blindato la porta quando ce n’era bisogno.  
La prima frazione si era conclusa con i giallorossi in vantaggio per 1 a 0 grazie ad una rete di Brighi al 32° minuto, con una deviazione determinante di Bovo, che con un tuffo di testa ha spizzicato la palla in modo tale da mettere fuorigioco l’incolpevole Sirigu. I rosanero però non hanno di certo sfigurato contro la seconda forza del campionato, anzi: le azioni più pericolose sono arrivate proprio dai siciliani. Cavani e Miccoli hanno mancato due occasioni ghiotte, ma anche Julio Sergio ci ha messo del suo per sventare le minacce del Palermo. La squadra di Delio Rossi si è fatta vedere anche con qualche conclusione da fuori area, che ha fatto sudare freddo ai padroni di casa. La Roma ha colpito cinicamente ma, a parte un tiro di Vucinic, i giallorossi sono stati ben poca cosa. Quasi inesistente Totti, nervoso e pure ammonito.
Le cose sono cambiate, e in peggio per il Palermo, nel secondo tempo. Dopo un buon inizio (ancora con Cavani), ecco il crollo. Determinante purtroppo per i rosanero il fattore B, ovvero Bovo, non esattamente in giornata di grazia, che ha mandato in confusione con uno svarione l’intera difesa rosanero. Brighi, migliore in campo, caldamente ha ringraziato e appoggiato all’accorrente Baptista una palla che il brasiliano non poteva davvero sbagliare. Due a zero e l’Olimpico è diventata una fortezza quasi impossibile da espugnare. Anche perché dopo, il Palermo è uscito dal campo: il 3 a 0, ancora a firma dello scatenato Brighi, è stata l’ovvia conseguenza di un baricentro che andava spostandosi sempre più, esattamente come l’inerzia della partita verso i giallorossi. Il rigore realizzato da Miccoli (per fallo su Pastore) è stata una goccia d’acqua in gola a un viandante nel deserto del Sahara. Riise, norvegese, non essendo molto abituato alle temperature calde, ha pensato dunque bene di non concedere neppure quella singola goccia, firmando il definitivo e tombale (per le ambizioni del Palermo) 4 a 1.
Gli uomini di Rossi non possono che recriminare contro loro stessi: non hanno saputo essere concreti, e nelle grandi partite questo rischia di essere pagato a caso prezzo. Come poi è successo alla fine. “E’ la dura legge del gol…”, recitavano gli 883 negli anni Novanta. Si parlerà tanto della panchina di Pastore, sostituito da Simplicio, che non ha di certo brillato. L’argentino è entrato a situazione parzialmente compromessa, ma ha subito procurato il rigore della piccola speranza (poi subito spezzata). Miccoli, nonostante il gol, non è apparso in forma come i giorni migliori. Cavani si è abbattuto ma non ha trovato il guizzo. Velo pietoso sulla difesa, assolutamente deficitaria, con Bovo ovvio protagonista in negativa.
Alla fine, tanto di cappello alla squadra di Ranieri. I giallorossi infilano dunque la tredicesima vittoria consecutiva all’Olimpico, scavalcano il Milan e si portano momentaneamente a -6 dall’Inter. Il Palermo rimane quinto a una lunghezza dal Napoli, che sfiderà proprio i nerazzurri domani sera al San Paolo. La Champions rischia di allontanarsi, la strada è ancora lunga. Cinicamente parlando.

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