Palermo, rifiuti: dichiarato stato di insolvenza Amia

La conferma dalla Procura. Il provvedimento ha contestualmente stabilito che l'azienda sarà temporaneamente sottoposta all'amministrazione straordinaria da parte di tre commissari già indicati dal ministero dello Sviluppo Economico. Scongiurato per il momento il fallimento

Palermo. Il tribunale fallimentare di  Palermo, accogliendo la richiesta della Procura, ha dichiarato lo stato di insolvenza dell'Amia, l'ex municipalizzata che  gestisce la raccolta di rifiuti in città. Il provvedimento ha  contestualmente stabilito che l'azienda sarà temporaneamente sottoposta all'amministrazione straordinaria da parte di tre commissari già indicati dal ministero dello Sviluppo Economico. La notizia è stata confermata dalla Procura. I commissari hanno il compito di analizzare i conti  dell'azienda, di studiare eventuali possibilità di recupero  economico della società e di fare, ogni sei mesi, un rendiconto  sullo stato economico dell'azienda al tribunale. Almeno per il momento, dunque, il rischio fallimento  dell'Amia è evitato.
L'amministrazione straordinaria è una procedura concorsuale che, a differenza delle altre due, il fallimento e la liquidazione coatta amministrativa, ha una finalità conservativa del patrimonio dell'impresa.
La procedura può essere applicata alle imprese soggette a fallimento che siano in stato di insolvenza, che abbiano un numero di dipendenti non inferiore a 200 e un indebitamento complessivo pari ad almeno i 2/3, tanto del totale dell'attivo dello stato patrimoniale, che dei ricavi provenienti dalle vendite e dalle prestazioni dell'ultimo esercizio.
"A questo punto - spiega l'avvocato Stagno D'Alcontres, legale dell'Amia - i tre commissari nominati dal ministero, entro 30 giorni dalla dichiarazione dello stato di insolvenza, devono presentare una relazione al ministero dello Sviluppo economico e al tribunale fallimentare in cui indicano se è possibile raggiungere uno degli obiettivi stabiliti dall'articolo 27 della legge 270 del 1999: cioè la cessione dei complessi aziendali, sulla base di un programma di prosecuzione dell'esercizio dell'impresa, o la ristrutturazione economica e finanziaria dell'impresa, sulla base di un programma di risanamento di durata non superiore a due anni".
"Se i commissari - aggiunge - accertano che non è possibile raggiungere uno dei due obiettivi lo comunicano al tribunale che deve dichiarare subito il fallimento".
"Qualora, invece, - prosegue - ritengano che uno delle due finalità sia raggiungibile il tribunale dichiara l'apertura dell'amministrazione straordinaria che può durare un massimo di un anno prorogabile di due mesi. All'esito della fase di amministrazione straordinaria si deciderà se l'azienda è risanata o soggetta a fallimento".

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