Tra Fiat e Governo è una partita a poker

La trattativa tra governo e Fiat su Termini Imerese è ormai diventata una partita di poker, in cui ciascuna delle parti guarda le carte che ha, rilancia e non poche volta bluffa. Nelle ultime ore è stato Marchionne a sbaragliare il tavolo: qualche ministro pensava di potere far leva sul Lingotto minacciando di non rinnovare gli incentivi, nella speranza di prendere la Fiat per la gola.
L'amministratore delegato del gruppo torinese ha capito e non ha abbocato: voi minacciate di non rinnovare gli incentivi? E io vi dico che fate bene, perché sono dei «palliativi al mercato» e perché «la Fiat è in grado di gestire la situazione, sia dal punto di vista economico sia da quello industriale, anche nello scenario peggiore». Come dire: dei vostri incentivi non ne abbiamo bisogno, tanto più perché - come ha detto Montezemolo - «sono rivolti ai consumatori e non alle aziende». Il presidente della Fiat è andato anche oltre dicendo che da quando c'è lui il gruppo non ha ricevuto un centesimo. Parole che hanno suscitato la reazione del ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli. «Cosa??? Se quella di Montezemolo è una barzelletta devo dire che non fa proprio ridere».
In realtà in questa partita ognuno prova a giocare al meglio le carte che ha in mano. Perché non c'è alcun dubbio che gli incentivi non sono affatto dei palliativi. Nell'autunno 2008 quando è cominciata la crisi le vendite di auto sono precipitate.
La Fiat è stata ben lieta che ci fossero e ne ha goduto così come gli altri costruttori presenti in Italia. D'altra parte è anche vero che lo Stato ha investito 1,5 miliardi e ne ha portati a casa almeno 6,5 solo come Iva. Senza questi aiuti avrebbe incassato minori tasse perché non ci sarebbero stati consumi e nemmeno redditi d'impresa. Senza contare che avrebbe dovuto affrontare maggiori spese in termini di ampliamento della cassa integrazione, di utilizzo degli ammortizzatori sociali e finanziamento al welfare. Insomma gli incentivi sono stati un affare per tutti per cui sarebbe meglio lasciar perdere questa polemica. Ma quando si gioca a poker la verità non conta, conta solo quello che sembra. Dopo tutto i bluff si fanno così.
Tuttavia la vicenda di Termini Imerese è troppo seria per essere giocata al tavolo verde. Le schermaglie e le liti non servono assolutamente a nulla. Ci vuole serenità e voglia di risolvere i problemi. Litigare o bluffare non porta da nessuna parte.
Serve invece che la politica svolga il suo ruolo mettendo a disposizione le risorse che servono per progetti utili. Bisogna invece evitare operazioni senza respiro che servono unicamente a creare posti di carta velina.
Altrettanto impegno ci aspettiamo dal mondo industriale. Se ha dei piani per Termini li presenti e li porti avanti. Il ministro Scajola dice di averne sul tavolo già sette. Speriamo che almeno uno sia veramente eccellente perché questo è l'unico vero asso che aspettiamo di veder calare sul tavolo. Infine il sindacato. Invece di difendere stanche ideologie si impegni veramente nella garanzia degli interessi dei lavoratori. Significa dare la disponibilità a forme innovative di relazioni industriali. Blindare l'esistente ha portato alla situazione attuale. Ci vuole uno sforzo di fantasia. Ma soprattutto ci vuole unità di intenti da parte di tutti i protagonisti. I bluff non servono a nulla.
Serve invece che ognuno faccia la sua parte e non invada il campo altrui: i politici devono fare i politici e non vestire i panni impropri dell'imprenditore proponendo di acquistare l'impianto e produrre auto. Gli industriali non devono sostituirsi ai politici ma limitarsi a proporre soluzioni economicamente valide. Infine i sindacalisti: il loro compito è quello di cercare la soluzione migliore per i lavoratori. Svolgere bene quest'attività è impegnativo. Non cerchino di rubare la scena agli altri.

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