Ma gli aiuti non siano un ricatto

Adesso c'è un po' di chiarezza: Marchionne ha detto che la Fiat può anche fare a meno degli incentivi. Il suo piano industriale può funzionare anche nelle condizioni meno favorevoli. «L'eventuale scelta del governo di non rinnovarli ci trova pienamente d'accordo». Un'impennata d'orgoglio che sicuramente fa onore al capo del gruppo torinese. Si esce così, una volta per tutte, dall'equivoco. Non può essere un provvedimento del governo a decretare il successo di un'impresa, casomai il mercato. Ieri in una intervista a "La Stampa" Marchionne ha fatto i conti su Termini: per costruire lo stabilimento l'azienda ha speso 552 milioni del 1969. In tutto ha ricevuto contributi a fondo perduto per 93 milioni. I finanziamenti agevolati sono stati pari a poco più di 160 milioni interamente restituiti. Il ricatto degli scambi contro la sopravvivenza di Termini non ha molto senso. Come ha dimostrato il centro studi Promotor lo Stato, grazie ai contributi alla rottamazione ha incassato nel 2009, solo come Iva 6,4 miliardi avendone speso uno e mezzo. Non li avesse introdotti ne avrebbe incassati solo 5. Un guadagno sensibile. Senza contare gli altri vantaggi: maggiori tasse sul reddito pagato dalle aziende automobilistiche, dai concessionari e da tutto il vasto indotto che gira intorno alle quattro ruote. Minori spese perché la produzione aggiuntiva ha permesso di evitare cassa integrazione e di risparmiare sugli ammortizzatori sociali. Ecco perché i costruttori auto in Europa, attraverso l'associazione Acea, hanno chiesto ai governi di rinnovare gli incentivi per sostenere il settore auto ancora alle prese con una difficile congiuntura. Per il solo mercato italiano i sostegni valgono 400 mila auto in un anno. Marchionne stima che nel 2010,senza contributi, in Europa le vendite auto scenderanno del 12-16%, pari a un volume tra 1,5 e 2milioni di auto. È come se sparisse un mercato delle dimensioni dell'Italia o un costruttore come Fiat. Insomma sarebbe stata opportuna una sorta di exit strategya livello comunitario. Invece il Vecchio continente ancora una volta sembra allergico a definire politiche coordinate. Sui 27 paesi dell'Unione Europea solo 13 hanno fatto ricorso agli incentivi. La Germania non li rinnoverà (ma è il paese con l'intervento pubblico più consistente con 5miliardi di euro). La Francia e il piccolo Lussemburgo li prorogheranno per altri 12 mesi anche se con stanziamenti inferiori (da mille a 700 euro per la rottamazione della vecchia auto). In Spagna gli incentivi scadranno a ottobre ma il governo di Madrid è stato l'ultimo a intervenire e con un sistema di rimborso piuttosto complesso. Solo in Italia i sostegni sono diventati arma di scambio politico. Non sarebbe più semplice ragionare sui numeri e vedere qual è la maggiore convenienza per il Paese? Senza pensare ad un regalo alla Fiat. Tanto più che il gruppo torinese ha solo il 30% del mercato. Sembra rivoluzionario. Ma è solo buon senso. Anche perché bisogna evitare il bis di Priolo. Erg e Shell stanno valutando se andar via perché non riescono a ottenere i permessi per la costruzione del rigassificatore. Un'occasione di lavoro per 150 persone cui aggiungere i 600 che addetti alle costruzioni. Tutto rischia di andare perduto. Ma che senso ha? La Regione a che cosa serve? Solo a pagare lo stipendio ai fannulloni. 

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