Lippi, doccia fredda ad Amauri: "Niente oriundi nell'Italia"

Il commissario tecnico sembra chiudere le porte definitivamente all'attaccante bianconero e agli altri pretendenti in vista del mondiale in Sudafrica

L'ultimo è stato Mauro German Camoranesi e, a meno di sempre possibili ripensamenti dell'ultima ora, sarà anche l'unico dell'era di Marcello Lippi. Addio sogni di azzurro per Amauri, se arriverà il passaporto italiano grazie alla moglie non gli servirà per andare in Sudafrica con la nazionale italiana.  Assieme alle sue sono ridotte al lumicino le speranze mondiali in azzurro anche per l'interista Thiago Motta, il romanista Rodrigo Taddei e il viola Felipe. A certificarlo (ma lasciandosi comunque una via di fuga, in caso di emergenza) è stato lo stesso ct azzurro intervenendo al programma di Radio1 di Simona Ventura. "Tutti i calciatori sono sotto osservazione - il ct pensiero - Gli oriundi, onestamente, un po' meno: sono già sufficienti i calciatori italiani". E ancora: "Mancano cinque o sei posti liberi in nazionale, tutti i calciatori sono oggi sotto osservazione. Gli oriundi onestamente un po' meno: sono già sufficienti i calciatori italiani".     Lippi dunque, che fino a qualche mese fa aveva lasciato aperte le porte della nazionale ad Amauri, adesso sembra chiuderle. Ancora a settembre i toni erano molto diversi: Lippi allora disse che solo in Italia "siamo tutti un po' restii, me compreso" nei riguardi degli oriundi, visti come un fatto "ideologico", mentre in altri Paesi, come in Germania o Francia, sono "il futuro della nazionale". Su Amauri ancora più esplicito fu il ct due anni fa: "Ci conto, e come...". E fino all'anno scorso Amauri era invocato a gran voce di fronte a un attacco che non riusciva più a segnare. Poi però qualcosa é cambiato: prima le dichiarazioni un po' stizzite di Pazzini ("non ha nulla di italiano"), sottoscritte anche dallo stesso Lippi: "Ha detto una cosa giustissima e normalissima: oggi Amauri è brasiliano quando sarà italiano se ne riparlerà". Ma forse la retromarcia del tecnico azzurro è stata motivata dalla pessima stagione della Juventus e dello stesso Amauri (per lui finora solo quattro gol in 23 giornate), il grande campionato di Gilardino e Totti e il ritorno di Toni.     Quello degli oriundi e della nazionale è stato sempre un rapporto tormentato. Il punto più basso di una parabola lunga oltre 80 anni fu la disfatta azzurra alla Coppa Rimet in Cile del 1962. Il loro avvento nel calcio italiano risale al 1927, quando la Figc decise di chiudere le frontiere consentendo solo il tesseramento di giocatori di origine italiana ma nati e residenti all'estero. Da allora la storia del calcio è piena di nomi di oriundi, anche celebri. Fra questi i campioni del mondo Michele Andreolo (Uruguay), Enrico Guaita, Luisito Monti (Argentina), Raimundo Orsi, ai quali vanno aggiunti quelli di Juan Alberto Schiaffino ed Alcide Ghiggia, che il titolo mondiale lo vinsero nel '50 con l'Uruguay. Stesso discorso per José Altafini a Svezia '58, con il Brasile.    Fra gli oriundi che hanno lasciato il segno  vanno ricordati l'argentino Angelillo, tuttora detentore del record di gol segnati nei campionati a 18 squadre: ben 33 ('58/59), con la maglia dell'Inter; Renato Cesarini, dal quale prende il nome la 'zona' omonima, che da sempre contraddistingue i gol negli ultimi istanti di gioco. Il brasiliano Dino da Costa infiammò la Roma giallorossa negli anni '50, gli argentini Pesaola e Puricelli diventarono buoni allenatori, dopo avere indossato le maglie delle piu' forti squadre italiane.    Un altro argentino ormai entrato nella leggenda del calcio è stato Omar Sivori. Ma il suo genio si esaltò negli anni in bianconero, quasi mai in azzurro, dove non riuscì mai ad esprimere il proprio talento, tanto da venir coinvolto anche lui nella fallimentare spedizione '62 in Cile. Proprio quella nazionale in attacco era formata  da oriundi: oltre a Sivori ne facevano parte Maschio (Atalanta), Sormani (Mantova) ed Altafini (Milan). Dopo anni di black-out, interrotto solo dall'italo-svizzero Roberto Di Matteo, oggi rimane soltanto Camoranesi, l'ultimo dei mohicani, a tenere alta la bandiera degli oriundi. Per ora, nella nuova avventura mondiale di Lippi a quanto pare non ci saranno new-entry.

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