Europa, ecco i parlamenti

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L’Unione Europea ha voluto che i Parlamenti nazionali siano chiamati a contribuire al buon funzionamento del sistema Europa e lo ha fatto con l'art.12 del Trattato di Lisbona. L'art.3 del protocollo sul ruolo dei Parlamenti nazionali dell'UE - che rimane applicabile, insieme a quello sull'applicazione dei principi di proporzionalità e sussidiarietà - prevede il preventivo incardinamento delle proposte legislative della Commissione europea - per otto settimane - nei Parlamenti nazionali che, alla fine del periodo anzidetto, possono formulare un parere motivato in merito alla conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà. Nel nostro ordinamento bicamerale, ogni ramo del Parlamento esprimerà, quindi, un voto, il quale, peraltro, potrebbe non essere coincidente. Sul parere rilasciato, la Commissione europea deve pronunciarsi in ogni caso e motivare le ragioni qualora intenda non aderire alle osservazioni.
Se a osservare siano Paesi che rappresentano, a seconda della materia, un terzo o un quarto dei voti attribuiti ai Parlamenti nazionali, la Commissione é tenuta a riesaminare la proposta. Questa procedura, che é quella cd. dell'allerta precoce "early warning", si lega poi all'altra, prevista dall'art.7 del relativo protocollo, riguardante il controllo rafforzato della sussidiarietà. In quest'ultimo caso, il rispetto del principio di sussidiarietà é ancorato alla valutazione compiuta da un numero di Stati membri che esprimono la maggioranza semplice degli Stati stessi. Anche in tal caso, la Commissione europea riesamina il progetto di atto legislativo con una procedura che può portare, stavolta, al blocco della stessa in Consiglio o al Parlamento europeo in presenza di un quorum che rilevi la maggioranza del 55%, in Consiglio o quella dei voti espressi, in Parlamento europeo. É quindi una novità assoluta l'inserimento dei Parlamenti nazionali nel processo decisionale europeo.Un processo, oramai, di vera e propria co-decisione fra gli organi legislativi dell'UE, che stabilisce regole destinate a guardare oltre i confini propri dell'UE, e alle quali i Parlamenti nazionali possono concorrere in misura significativa. Il diritto di famiglia, quando attiene ad aspetti essenziali del nucleo familiare (adozioni internazionali), é terreno reale di possibili collaborazioni fra il Parlamento europeo e il Parlamento nazionale. E ancora penso all'agricoltura, al mercato interno dell'UE, ai trasporti, alla pesca, all'energia, al mercato digitale interno, e al terzo pilastro, a quell'area comune di Libertà, Giustizia e Sicurezza sulla quale il Parlamento europeo é intervenuto il 25 novembre scorso con la risoluzione sul Programma di Stoccolma che ha previsto, per la prima volta, risorse concrete dell'UE per le carceri sovraffollate e sostegno alle misure di riabilitazione e inclusione sociale.
Peraltro verso, le regioni del Maghreb, così come la sponda asiatica del Mediterraneo e quella europea che non ancora é ancora comunitaria, guardano all'Unione e l'ambizione é quella di collocare queste regioni nello scenario globale. É per questo che occorre consolidare i rapporti con i popoli le cui Regioni il Mediterraneo unisce.
E proprio perché é lo sviluppo di tutti i paesi del Mediterraneo la naturale premessa per politiche di sicurezza comuni dove, in ogni caso, le libertà individuali devono essere garantite, che occorre pretendere una politica equa di solidarietà convinta tra gli Stati membri dell'UE, per esempio, a proposito dell'immigrazione.
E l'Italia, in questo contesto, può assolvere ad un ruolo importante per fare del Mediterraneo non una succursale del quadrante nord-atlantico, ma lo scenario privilegiato di una rinnovata centralità europea e mondiale fondata sulla cooperazione fra i popoli che in esso si riconoscono.

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