Legittimo impedimento, primo sì

La Camera approva tra le polemiche il testo che permetterà al premier e ai ministri di non comparire per 18 mesi a processo, in caso di impegni istituzionali

Roma. A suon di cartelli, urla e contestazioni il testo sul legittimo impedimento passa lo scoglio della Camera. Con 316 voti a favore, 239 contrari e 40 astensioni (l'Udc ed i deputati delle Minoranze linguistiche e dei Liberaldemocratici) il provvedimento, che permetterà al presidente del Consiglio ed ai ministri di non comparire per 18 mesi alle udienze giudiziarie in caso di concomitanti impegni istituzionali, ora passa all'esame del Senato.
La maggioranza, esulta, con Fabrizio Cicchitto (protagonista di un duro scontro con Massimo D'Alema) a sostenere che il legittimo impedimento "é un tassello per lo Stato di diritto". A Montecitorio il centrodestra ha offerto una prova di compattezza anche grazie all'assenza quasi totale di voti segreti. Nell'unica votazione a scrutinio segreto, tuttavia, lo scarto con l'opposizione si è ridotto a 14 voti (e c'é chi conta in quattro i 'franchi tiratori' della maggioranza): meno della metà rispetto a quelli registrati su tutti gli emendamenti a voto palese.
Pd e Idv rinnovano le loro critiche ad un provvedimento che bollano come incostituzionale e 'ad personam'. E i dipietristi manifestano fino all'ultimo, esponendo dopo il voto finale cartelli con scritte del tipo ''legittimo impedimento, legittima impunità", o "la casta esulta, l'Italia affonda". Scoppia la bagarre, con il Pdl che urla 'Vergogna', lancia palle di carta verso sinistra ed attacca Antonio Di Pietro, contro cui é stato urlato più volte "Contrada!" e "Borsellino", rievocando la foto, recentemente pubblicata, che lo ritrae con l'ex funzionario del Sisde pochi giorni prima che venisse arrestato per mafia.
Nel dibattito le forze politiche non si risparmiano colpi. Pierluigi Bersani lancia un appello: "Fermate questa corsa dissennata che oggi è il primo passo, una scialuppa in attesa del bastimento della legge costituzionale e altrimenti del barcone del processo breve. Tante norme non semplici, ma la gente capisce una cosa semplice: c'é di mezzo Berlusconi, un premier che non vuole farsi giudicare e tiene ferma l'Italia su questo punto in una folle guerra tra politica e giustizia", dice tutto d'un fiato il segretario del Pd, chiedendo "un dibattito in diretta tv sui problemi degli italiani". Durissimo Antonio Di Pietro: "Diciamo no a questa legge porcata che umilia le Istituzioni, offende il Parlamento e il Paese e ha un unico mandante: il signor presidente Berlusconi. Una persona che il Paese farebbe bene a mandare a casa quanto prima", dice più volte interrotto dai banchi della maggioranza.
E l'Udc? Pier Ferdinando Casini, leader dei centristi che sul voto finale si sono astenuti, ha taciuto.

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