Via Poma, iniziato il processo all'ex fidanzato di Simonetta Cesaroni

Raniero Busco è accusato di omicidio volontario per la morte della ragazza, uccisa con trenta coltellate il 7 agosto 1990 nella Capitale

A vent'anni dalla morte di Simonetta Cesaroni, si arriverà a una verità processuale. Oggi, infatti, é iniziato ufficialmente il processo per omicidio volontario a Raniero Busco, al tempo fidanzato dell'ex impiegata dell'Associazione alberghi della gioventù, uccisa con ventinove coltellate il 7 agosto 1990 in una delle stanze nell'ufficio in cui lavorava, in via Poma.    Nessuna schermaglia; tutto nella normalità. La novità processuale è la costituzione di parte civile del Comune di Roma. L'avvocato Andrea Magnanelli ha chiesto per l'Ente la partecipazione al processo, e la III Corte d'assise, presieduta da Evelina Canale, sentite le parti, ha accolto la richiesta sul presupposto che la risarcibilità del danno non patrimoniale spetti anche all'ente pubblico e alle parti non direttamente congiunte con la vittima. Poi, lettura del capo d'imputazione, richieste di prova da raccogliere durante il processo, e intervento introduttivo del pm Ilaria Calò.  "E' un dovere dello Stato fare questo processo - ha detto il rappresentante della pubblica accusa - L'omicidio è il più grave dei crimini contro la vita ed è imprescrittibile. L'interesse dello Stato quindi non si prescrive mai". Lungo l'elenco dei testimoni che saranno chiamati in aula. Il pm ne citerà 84; altri 26 li aggiungerà la difesa. La Corte, infatti, ha ammesso tutte le prove richieste. Tra i testimoni che sfileranno in aula, ci saranno Anna Di Gianbattista e Paola Cesaroni, rispettivamente madre e sorella di Simonetta, tutti gli investigatori intervenuti al momento del fatto e nel prosieguo delle indagini, gli amici comuni di Simonetta e Raniero, i familiari di quest'ultimo. Ma non ci si fermerà qui: tra le prove scientifiche, quelle dei consulenti che hanno analizzato le tracce biologiche sugli indumenti della vittima al momento del ritrovamento del corpo, varie tracce ematiche e accertamenti medico legali e odontoiatrici; tra quelle documentali, le registrazioni delle dichiarazioni rese nel 1990 dai familiari di Simonetta durante una trasmissione televisiva, nonché la relazione sull'esame autoptico e i provvedimenti con i quali nel tempo è stata archiviata la posizione di Pietrino Vanacore, uno dei portieri dello stabile di via Poma, nonché il proscioglimento di Federico Valle, che abitava nello stesso palazzo.  Alla fine restano le dichiarazioni di conclusione udienza.  "Ci apprestiamo a questo processo con la serenità dell'  innocente", ha detto l'avvocato Paolo Loria, legale di Raniero  Busco. "Oggi non si parla più di supposizioni, ma di un  imputato, di un'istruttoria dibattimentale avviata alla luce del sole in cui ci sarà una progressiva acquisizione di prove che  dovranno sostenere o contraddire l'accusa", ha commentato  l'avvocato Lucio Molinaro, parte civile per la madre di  Simonetta. E la soddisfazione del legale del Comune, Andrea  Magnanelli, per il quale "con la nostra costituzione di parte  civile è stata aperta una nuova strada che permette a tutti i  cittadini di avere maggiore tutela da parte del comune in tutti  i processi". In caso di risarcimento i soldi andranno alla sicurezza dei romani.  Prossima udienza, il 16 febbraio: in aula ci saranno, Anna Di Gianbattista, madre di Simonetta, la sorella della vittima Paola Cesaroni, e il suo fidanzato Antonello Barone.

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